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Tria parla di spread, patrimoniale, reddito. Padoan lo boccia in toto: così ‘azzardo che Italia non merita’

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Il ministro Tria rassicura gli italiani sulla manovra, ma il suo predecessore Pier Carlo Padoan non perde occasione di rimproverarlo, senza risparmiare parole anche sferzanti. “I pilastri della manovra non sono in grado di garantire la crescita prospettata dal governo: quello presentato da Tria è un quadro pieno di rischi, un azzardo che il paese non merita”.

Entrambi parlano nel corso delle audizioni separate presso le commissioni bilancio di Camera e Senato.

Mentre la scadenza per presentare all’Ue una risposta alla bocciatura della legge di bilancio si fa sempre più vicina (è stata fissata a martedì prossimo, 13 novembre), Tria ribadisce che il governo “intende confermare nei suoi capisaldi fondamentali” il contenuto della manovra. Manovra che tra l’altro, a suo avviso, avrebbe dovuto essere anche più espansiva, al fine di stimolare la crescita dell’economia italiana.

“Ci rendiamo conto che i problemi rilevati richiederebbero una manovra espansiva forse più incisiva di quella programmata ma è stato necessario trovare un corretto equilibro tra stabilità finanziaria e stabilità siociale, perché entrambe sono necessarie”.

A tal proposito, Tria precisa che non c’è nessun pericolo patrimoniale, confermando le rassicurazioni arrivate nelle ultime settimane da altri rappresentanti del governo:

“Non ci sarà nessuna patrimoniale. Una operazione del genere si confermerebbe infatti una “operazione suicida”.

Piuttosto, “nelle prossime settimane” saranno definiti i provvedimenti sul reddito di cittadinanza che definiranno “platea e modalità di erogazione nel rispetto dei tetti di spesa”. E sia il reddito di cittadinanza che quota 100 potranno arrivare anche con un decreto. Le due misure, precisa Tria, potranno essere definite “con un collegato ma anche con decreti legge per partire quando le misure sono pronte”. Ciò “perchè è importante conoscere i dettagli non solo per l’erogazione della spesa ma anche per determinare le aspettative dei mercati che possono influenzare l’economia”.

Riguardo alla flat tax sulle partite Iva e professionisti, questa comporterà una “riduzione del prelievo su queste categorie per circa 1,5 miliardi di euro a regime”.

Ma il discorso di Tria è stato bocciato in toto dall’ex titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan.

A suo avviso, le ripercussioni delle misure della manovra sulla crescita sono “sovrastimate e estremamente incerte”. Di conseguenza, “il governo sta fondando la propria politica economica su numeri poco credibili”.

In particolare, riguardo agli investimenti pubblici, secondo Padoan questi addiritura “rischiano di subire un forte rallentamento”.

L’ex ministro dei governi Letta e Renzi punta il dito anche contro la “mancata correlazione positiva dell’intervento sulle pensioni e il mercato del lavoro” e sul forte rischio di credit crunch dovuto al permanere di uno spread troppo alto”.

Ieri la Commissione europea ha praticamente messo con le spalle al muro il governo M5S-Lega, snocciolando previsioni che, per il 2019, indicano livelli di debito e di deficit decisamente peggiori rispetto a quanto atteso in precedenza. Indicativo il fatto che, per il prossimo anno, il rapporto deficit-Pil sia atteso addirittura al 2,9%, molto più del target contemplato nella manovra, pari a 2,4%, già fumo negli occhi per Bruxelles.

Ferma è stata la replica di Tria che ha criticato l’outloook Ue, affermando che le stime contenute nelle previsioni economiche d’autunno della Commissione sono derivate da una “analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani”.

L’anti Padoan – se così si può chiamare Tria – ha precisato a proposito dei negoziati in corso con l’Ue che il governo è impegnato a rispettare il limite del deficit fissato al 2,4% e che certo, lo spread a 300 punti “è chiaro che è un livello che preoccupa se viene mantenuto a lungo”.

Ma, a suo avviso, “è chiaro anche che l’osservazione è costante”. Noi – ha spiegato – continuiamo a pensare che la definizione della manovra possa chiarire la situazione. Riaffermo che lo spread non possa dipendere dal fatto che il disavanzo previsto per il 2019 sia troppo alto”.