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Piazza Affari chiude in ribasso, tonfo di Luxottica. Bene Banco Popolare e Bpm

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Piazza Affari ha chiuso in ribasso la prima seduta della settimana che si è aperta con il deludente dato sull’attività manifatturiera cinese, che a gennaio si è contratta al ritmo più marcato da quasi tre anni e mezzo. L’indice Pmi ufficiale è sceso a 49,4 punti, peggio delle attese di 49,6 punti, dai 49,7 punti di gennaio, restando sotto quota 50, dunque in territorio di contrazione. Si tratta della lettura più debole da agosto 2012. I deludenti dati cinesi continuano quindi ad impattare negativamente sul sentiment degli investitori, così come l’ennesimo scivolone del petrolio con il Wti che si è riportato sotto quota 32 dollari al barile. Ha deluso anche l’Ism manifatturiero Usa che a gennaio si è attestato a 48,2 punti, peggio delle attese che indicavano 48,4 punti. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,91% a 18.845 punti.

Tonfo di Luxottica (-5,73% a 54,25 euro) in scia all’annuncio, arrivato venerdì sera a sorpresa, dell’addio del co-amministratore delegato, Adil Khan, a solo poco più di un anno dalla sua nomina. La buonuscita pattuita sarà di 7 milioni di euro. Il presidente di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, ha assunto le deleghe esecutive, mentre Massimo Vian proseguirà nel ruolo di amministratore delegato Prodotto e Operations. Vendite sostenute anche su Telecom Italia (-3,13% a 0,99 euro) dopo un articolo del Financial Times, a cura dell’Authority inglese delle telecomunicazioni, che definisce non auspicabile una fusione tra O2 e 3. Se l’operazione verrà bloccata si tratterebbe di una notizia non positiva per l’interno comparto tlc, che in Italia sta assistendo al perfezionamento del deal tra Wind e 3Italia.

I titoli del comparto oil hanno risentito dello scivolone del petrolio con il Wti in arretramento di circa 4 punti percentuali: Eni ha perso l’1,35% a 13,10 euro, Saipem ha lasciato sul parterre l’1,13% a 0,564 euro e Tenaris ha ceduto l’1,21% a 9,365 euro. Tra le banche gli acquisti hanno premiato ancora Banco Popolare e Bpm, la cui fusione sembra solo questione di tempo: il titolo dell’istituto veronese ha mostrato un balzo del 6,92% a 9,11 euro, mentre l’azione della banca milanese è salita dell’1,33% a 0,761 euro. In frenata Mps (-4,07% a 0,636 euro) e Poste Italiane (-2,71% a 6,64 euro), quest’ultima nonostante in mattinata abbia smentito le recenti indiscrezioni di stampa su una possibile fusione con la banca senese.