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Parigi sta sostenendo il costo della difesa dell’Europa dal terrorismo. E l’Ue potrebbe concedere una deroga agli obiettivi di deficit/Pil

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È su Parigi che si sono allineati gli astri, non proprio benevoli, in questo ultimo scorcio di 2015. L’imponente ascesa del Fronte National di Marine Le Pen alle elezioni amministrative – fermata da da un “cordone sanitario” che ha raccolto praticamente tutti i partiti e reso ancora più inviolabile dal meccanismo elettorale a doppio turno – ha messo in ombra quella che fino alla scorsa settimana era la grande sfida del Paese, ovvero la lotta al terrorismo islamico, dopo l’attentato al Bataclan del 13 novembre. “Ora la divisione non è più tra destra e sinistra, ma tra i mondialisti e i patrioti. Viva la Francia, Viva la Repubblica!”, è stato il commento alla conta dei voti di Marine Le Pen. Il Front National non si è aggiudicato nessuna regione, ma la sconfitta non pregiudica le mire all’Eliseo di Marine nel 2017. Ora è la destra nazionalista e il timore di dover mettere in discussione gli accordi europei il problema del governo, come se fosse secondario il fatto che Parigi è in guerra con uno schieramento di uomini e mezzi affatto trascurabile e sta pagando il prezzo più alto in Europa al terrorismo islamico.
Resistenza francese
Ma qual è questo prezzo? Secondo la Direzione generale del Tesoro francese le ripercussioni economiche degli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre si attesterebbero a 2 miliardi di euro, pari allo 0,1% del Pil. La stima terrebbe conto del calo del turismo e dei consumi, oltre alla caduta di fiducia degli imprenditori industriali. Una valutazione forse ottimistica. “E’ piuttosto difficile valutare con esattezza l’impatto economico  degli attacchi terroristici di Parigi”, spiega a finanza.com Christopher Dembik, economist di Saxo Bank – Le cifre pubblicate da alcuni media francesi non sono così significative. Ed è troppo presto per conoscere le reazioni degli investitori stranieri e dei turisti”. Ciò che sappiamo per certo è che l’economia francese è molto resistente e che consumi e investimenti non dovrebbero calare più di tanto dopo gli attentati. “Potremo avere un’idea migliore della situazione con la pubblicazione dei dati di dicembre sulla confidenza dei consumatori”, dice Dembik. Che aggiunge: “In ogni caso, dobbiamo ricordare che dopo gli attentati di Parigi del 1995 il Pil è aumentato del 2,1%. E anche gli analisti rimango fiduciosi sul futuro dell’economia francese, che probabilmente reagirà come ha fatto nel 1995″. In altre parole l’obiettivo del governo dell’1% per il 2015 non è a rischio. E la situazione economica dovrebbe tornare molto presto alla normalità.  
Lo sconto della Commissione 
E la guerra all’Isis, ovvero le incursioni aeree e i bombardamenti, come impatteranno su un’economia costretta nei parametri di bilancio imposti dall’Unione europea? Sappiamo che la spesa militare di Parigi si aggira intorno a 32 miliardi di euro all’anno e che probabilmente registrerà un incremento di almeno uno o due miliardi nei prossimi anni, a seconda dell’evoluzione della minaccia terroristica. In queste circostanze eccezionali potrebbe essere più difficile per il governo raggiungere l’obiettivo del 2,7% per il deficit/Pil nel 2017. Sarebbe già un miracolo se il rapporto restasse sotto il 3%. Ma questo, per Saxo, non è un problema. “In un certo senso, la Francia sta sostenendo l’intero costo della difesa dell’Europa dal terrorismo. Quindi senz’altro la Commissione europea sarà comprensiva per quanto riguarda gli obiettivi di deficit”, conclude Dembik.