Gli Stati Uniti ripartono dal settore immobiliare?

Inviato da Alessandro Piu il Gio, 19/07/2012 - 11:42
Il comparto immobiliare americano, dopo essere stato origine della crisi, potrebbe aiutare gli Stati Uniti a far ripartire l'economia.

L'esplosione della bolla dei mutui subprime nel settore immobiliare americano ha dato il via alla crisi che ci accompagna per la quinta estate consecutiva. Le conseguenze sono state diverse e hanno trovato risposte diverse al di qua e al di là dell'Oceano Atlantico. L'Eurozona è ancora pesantemente invischiata in una crisi del debito sovrano che rischia di mandarla in pezzi. Gli Stati Uniti stanno meglio del Vecchio continente e, pur con un livello di debito più elevato, non lesinano mezzi per rilanciare l'economia. Hanno ottenuto fino ad ora successi alterni con una crescita debole e discontinua, una disoccupazione che rimane a livelli troppo elevati, una creazione di posti di lavoro insufficiente.

La Federal Reserve è pronta ad agire se necessario e in modo appropriato. Lo ha dichiarato Ben Bernanke nelle due audizioni a Senato e Camera che hanno preceduto la pubblicazione del Beige Book. Parole che hanno deluso i mercati che speravano in una maggiore apertura verso nuove operazioni di Quantitative easing. Il presidente della Fed ha pronosticato una crescita ancora molto moderata per i prossimi trimestri ma ha anche sottolineato i segnali positivi emersi recentemente dal settore immobiliare. Il Beige Book ha confermato questi segnali.

Proprio il comparto origine della crisi potrebbe essere un elemento di rischio verso l'alto per l'economia statunitense. In questi termini ne parla Peter Garnry. L'Equity strategist di SaxoBank parte dall'indice Nahb sulla fiducia dei costruttori americani per sostenere la tesi. Pubblicato martedì l'indice per il mese di luglio è salito a 35 da 29 e contro un consensus a 30 punti. Anche il la rilevazione mensile di giugno sulla costruzione di nuove abitazioni, resa nota ieri, ha sorpreso al rialzo attestandosi a quota 760.000 contro attese a 745.000. "L'indice Nahb - scrive Garnry - ha fatto il balzo più alto degli ultimi dieci anni. E' una prima indicazione che il settore immobiliare sta riguadagnando terreno dopo il crash del 2008".

Oggi potrebbe arrivare una terza conferma dal dato sulle vendite di case esistenti a giugno. Il consensus prevede un incremento dell'1,5% rispetto al mese precedente a 4,62 milioni di unità. Tutti e tre gli indicatori sono in crescita dall'agosto scorso, sebbene non continuativa e hanno raggiunto i livelli del novembre 2008. "Il tasso di disoccupazione - sottolinea lo strategist - è fortemente influenzato dalle condizioni di impiego nel comparto immobiliare. Un miglioramento nella costruzione di nuove case è un punto di partenza per prossime discese del tasso di disoccupazione". L'ultimo tassello perché il motore della crescita Usa ricominci a girare.

"Se il tasso di nuove costruzioni tornasse a normalizzarsi intorno a un tasso annuo di 1,3-1,5 milioni non sarebbe così assurdo un ritorno dell'occupazione nel settore a circa 6,5 milioni di unità. Ciò significherebbe un milione di posti di lavoro in più per l'economia americana. Il che si tradurrebbe in una riduzione delle richieste di disoccupazione, in un aumento della capacità di reddito delle famiglie e quindi di spesa dei consumatori".

Alessandro Piu
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