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Forex: euro ancora sotto pressione in attesa delle decisioni di Bruxelles sulla Grecia

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L’euro si mantiene nei pressi dei minimi a 10 mesi rispetto al dollaro nel girono della riunione del Consiglio europeo che potrebbe far chiarezza sul piano di aiuti alla Grecia. In mattinata la moneta unica europea ha toccato un minimo a 1,3284 dollari, livelli che non toccava dal 7 maggio 2009. Poi l’euro ha risalito la china riportandosi sui livelli della vigilia a quota 1,333 dollari.

Ieri a indebolire l’euro ha contribuito, insieme alla questione greca, il downgrade del merito di credito portoghese decretato da Fitch. Secondo l’agenzia di rating le prospettive per la ripresa economica per il Paese lusitano sono più deboli di quelle degli altri membri della zona euro, e questo porrà le sue finanze pubbliche sotto pressione nel medio termine. I primi commenti al downgrade sul Portogallo sono incentrati sull’aumento dell’incertezza per l’eurozona. “Questo declassamento mina ulteriormente la fiducia sull’euro”, sottolineano oggi gli analisti di Société Générale. “Non è una decisione sorprendente – commentano dalla casa d’affari transalpina – anche se non ci sono novità effettive che giustifichino il downgrade anche se è innegabile che ci siano delle carenze strutturali che devono essere affrontate”. Tra le differenze che SocGen individua rispetto alla crisi greca, c’è principalmente il fatto che il Portogallo non è particolarmente criticato per la gestione delle proprie finanze pubbliche. Nel 2009 il deficit di bilancio del Portogallo è stato del 9,3% con gli squilibri strutturali dell’economia portoghese che hanno spinto il deficit delle partite correnti al 10,6% del pil.

In attesa che da Bruxelles arrivino novità sul piano di aiuti alla Grecia, l’ipotesi di un coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale nel piano di aiuti trova sempre maggiori consensi all’interno dell’eurozona, ma non mancano critiche alla posizione presa dalla Germania. In particolare è stata abbastanza dura la presa di posizione di Lorenzo Bini Smaghi, componente italiano del board della Bce, che non ha mancato di sottolineare come “far intervenire l’Fmi può danneggiare la stabilità dell’euro”. “Se intervenisse l’Fmi – rimarca Bini Smaghi – l’immagine dell’euro sarebbe quella di una moneta che riesce a sopravvivere solo con l’appoggio di un’organizzazione internazionale nella quale gli europei non hanno una maggioranza e gli americani e gli asiatici diventano sempre più importanti”.

I mercati europei oggi si mantengono a cavallo della parità nonostante la debolezza di ieri di Wall Street che dopo due sedute con il segno più hanno ceduto alle vendite (-0,55% per lo S&P a 1.167,72 punti). Sul fronte macro, sotto le attese la crescita degli ordini di beni durevoli a febbraio (+0,5% contro il +0,9% atteso), di contro il dato di gennaio è stato rivisto al rialzo dal +2,6 al +3,9%. Oggi riflettori accesi sul consueto dato settimanale sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (ore 13.30). Per la settimana al 20 marzo le attese sono per un lieve calo a 455 mila unità dalle 457 mila della precedente rilevazione. Grazie alla sua periodicità il dato fornisce un quadro accurato sulla tendenza dell’economia a stelle e strisce. Un valore sopra le 400 mila richieste indica una fase di contrazione della congiuntura Usa.
Importanti indicazioni potrebbero arrivare da Ben Bernanke che alle 15.00 terrà un discorso sull’attuazione dell’exit strategy.