Forex: l'avversione al rischio spinge al rialzo il biglietto verde

Inviato da Luca Fiore il Mar, 05/07/2011 - 18:35
Il dollaro capitalizza le attese di un ulteriore inasprimento della politica monetaria cinese. Le indiscrezioni relative un nuovo intervento della Banca centrale cinese, che secondo alcuni commentatori potrebbe avvenire già nei prossimi giorni, stanno favorendo le prese di beneficio sulla moneta unica e spingendo al rialzo le valute rifugio, biglietto verde in primis.

Il greenback beneficia anche della proposta legislativa per ridurre l'imposizione fiscale sulle aziende, che potrebbe innescare il rientro di ingenti capitali negli Stati Uniti. Un provvedimento simile era stato adottato nel 2005 ed aveva causato un rialzo del dollar index del 13%. Secondo gli analisti questa volta il provvedimento potrebbe far tornare circa 700 mld di dollari, il doppio rispetto a sei anni fa.

Il cambio eurodollaro perde mezzo punto percentuale scendendo a 1,4466 mentre il dollaro/yen sale dello 0,4% a 81,120. "In presenza di incertezza gli investitori sembrano preferire l'acquisto del dollaro statunitense e non più dello yen, sarà interessante capire se si tratta solo di un trend di breve termine", ha dichiarato Jana Pristovsek, analista di IG Markets.

Oggi il Ministro delle Finanze Yoshihiko Noda ha ammesso che il Giappone si trova in una situazione simile a quella statunitense. Se il parlamento nipponico non autorizzerà la vendita di bond, l'esecutivo giapponese potrebbe ritrovarsi a corto di fondi.

Il dollaro Usa mostra i muscoli anche contro la divisa australiana, portando il cambio aud/usd a 1,0704. La Reserve Bank of Australia ha annunciato di aver confermato, per la settima riunione consecutiva, il costo del denaro al 4,75% e di aver contemporaneamente tagliato le stime di crescita per il 2011.

Per quanto riguarda i dati macro, peggio delle attese il Pmi servizi dell'Eurozona, rivisto al ribasso ai minimi da 8 mesi a 53,7 punti e l'indice che misura l'andamento delle vendite al dettaglio, in calo a maggio dell'1,1% mensile. Indicazioni peggiori delle attese anche per i dati in arrivo da Oltreoceano, con gli ordini industriali saliti dello 0,8% mensile.
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