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Dati di chiusura

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Seduta al cardiopalma per la Borsa di Milano che ha centrato il rimbalzo con un vigoroso +4%. La giornata borsistica è stata però un susseguirsi di sali e scendi, sospensioni per eccesso di rialzo e di ribasso, frenetici cambi di ritmo. Dopo una partenza brillante, il listino meneghino aveva iniziato a ripiegare pagando la debolezza delle banche. Nel primo pomeriggio è quindi partita un’ondata di vendite che ha spinto il Ftse Mib al minimo intraday di 14.199 punti. Il dato Usa sui sussidi di disoccupazione, lievemente migliore delle attese a 395 mila, aveva acceso qualche timida speranza. Una grossa mano è invece arrivata dalla partenza sprint di Wall Street, desiderosa di riscattare la debacle di ieri. Il buon andamento di New York ha trascinato al rialzo le piazze finanziarie del Vecchio Continente, compresa Milano e le sue banche, massacrate ieri dalle vendite. E così a Piazza Affari il Ftse Mib ha guadagnato il 4,10% a 15.227 punti, mentre il Ftse All Share è avanzato del 3,93% a quota 16.003. Rimbalzo vigoroso del comparto bancario che a metà pomeriggio viaggiava in profondo rosso sul paniere principale: Intesa SanPaolo ha guadagnato il 6,71% a 1,208 euro, Popolare di Milano il 10,08% a 1,45 euro, Ubi Banca il 3,53% a 2,578 euro, Banco Popolare il 4,42% a 1,133 euro, Monte dei Paschi il 3,91% a 0,436 euro, Unicredit il 3,41% a 1 euro. Tra gli industriali da segnalare i rialzi da capogiro di Stmicroelectronics (+10,22% a 4,808 euro), Prysmian (+8,91% a 10,51 euro) e Pirelli (+6,97% a 5,60 euro). Dopo BofA Merrill Lynch anche JD Power ha rivisto al ribasso le attese di crescita del mercato auto Usa per il 2011 a 12,84 milioni di veicoli dai precedenti 12,99 milioni di veicoli. A Piazza Affari, dopo aver perso dallo scorso 25 luglio il 37%, il titolo Fiat Spa ha guadagnato il 3,85% a 4,908 euro, mentre Fiat Industrial è avanzata del 5,42% a 6,61 euro. Tra i pochi spunti societari da segnalare Mediobanca (+3,15% a 5,57 euro) dopo che nei giorni scorsi Vincent Bollorè ha annunciato di aver leggermente incrementato la quota in piazzetta Cuccia al 5,35% e potrebbe arrivare al 6%. Tra i soci esteri che entro fine settembre potrebbero disdettare il patto di sindacato, come già più rivolte riportato dalla stampa nazionale, ci sarebbero Sal Oppenheim (1,70%), Commerzbank (1,7%) e la famiglia Botin (1,84%).