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Brexit, Theresa May firma. Via a trattative con Ue per la fine di un legame durato 44 anni. Giù la sterlina

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Giorno storico per il Regno Unito. Oggi, 29 marzo 2017, con l’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona da parte della premier britannica Theresa May, inizia il processo per rendere effettiva la Brexit.

Nel pomeriggio di ieri, May ha firmato la lettera che dà il via ufficiale a due anni di trattative con Bruxelles: trattative che si tradurranno in un divorzio dall’Unione europea, dopo un legame durato 44 anni.

A questo punto, la lettera firmata sarà consegnata al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, attorno alle 12.30 (13.30 in Italia), mentre May si presenterà a Westminster per comunicare formalmente ai parlamentari la fine della relazione diplomatica più significativa del Regno Unito dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Il Guardian riporta le parole che la premier proferirà ai presenti, invitando sia i parlamentari e i cittadini sia pro-Brexit che pro-Remain a rimanere uniti.

“Quando mi siederò al tavolo delle trattative nei prossimi mesi, rappresenterò ogni persona di tutto il Regno Unito: i giovani e i vecchi, i ricchi e i poveri, le città e le campagne, il paese e tutti i villaggi e i borghi compresi. E sì, anche i cittadini Ue che hanno fatto di questo paese la loro casa“.

Sulla testa di May pende la spada di Damocle dei laburisti, con il leader Jeremy Corbyn che ha affermato che “il risultato sarà che il Regno Unito cambierà. La domanda è come..Sarebbe un fallimento nazionale di proporzioni storiche, se il primo ministro tornasse da Bruxelles senza essere riuscito a garantire una protezione per i posti di lavoro e il tenore di vita”.

May ha firmato la lettera poco dopo le 16.30, a Downing Street, vicino a una bandiera del Regno Unito e davanti un ritratto del primo ministro della storia UK, Sir Robert Walpole. La premier ha poi chiamato in serata la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, per informarli dell’imminente invio della missiva.

Così ha riferito un portavoce di Downing Street al Guardian:

“In conversazioni separate, tutti sono stati concordi nel ritenere che una Unione europea forte sia nell’interesse di tutti e che il Regno Unito rimarrà un alleato vicino e impegnato. Hanno anche concordato sull’importanza di avviare le trattative con uno spirito positivo e costruttivo, per assicurare un processo di uscita ordinato e armonioso”.

A questo punto, il documento firmato da May, di sei pagine, verrà consegnato a Tusk dall’ambasciatore britannico all’Ue, Sir Tim Barrow, arrivato a Bruxelles stanotte. 

Ma con la Brexit il Regno Unito ora deve gestire anche la questione della Scozia, che preferisce rimanere nell’Ue, piuttosto che continuare a essere legata a Londra. Tanto che nella serata di ieri, i parlamentari scozzesi hanno votato a favore di un piano per la richiesta di un referendum sull’indipendenza del paese, che potrebbe essere indetto proprio prima che il Regno Unito completi il suo divorzio dall’Ue.

Il timing del referendum è stato già rifiutato da May, la cui approvazione è necessaria per un qualsiasi referendum che sia vincolante legalmente. Tuttavia, come scrive il New York Times, “il voto del Parlamento scozzese dà il via a una battaglia costituzionale tra Londra ed Edimburgo, e mette in evidenza le conseguenze destabilizzanti e di vasta portata della controversa decisione, a giugno, di ritirarsi dall’Unione europea”.

Il New York Times ricorda che, nel voto dello scorso 23 giugno del 2016, il 52% dei britannici ha deciso di lasciare l’Unione europea ma che la Scozia ha votato con il 62% dei voti favorevoli rispetto al 38% dei contrari per rimanere nel blocco, a conferma “di una divergenza tra le politiche di Scozia e Inghilterra che rappresentano un rischio esistenziale per il Regno Unito”.

Intanto, i mercati hanno evidentemente già scontato la Brexit. I listini azionari europei mostrano un trend piuttosto debole, senza grandi slanci, mentre la sterlina è sotto pressione, ma non crolla, e nei confronti del dollaro è in lieve ribasso, mantenendosi comunque sopra $1,24, dopo aver testato all’inizio della sessione un minimo fino a $1,2378.

Intervistato da Cnbc Edmund Shing, responsabile globale della strategia sull’azionario presso BNP Paribas, afferma che l’attivazione dell’Articolo 50 non rappresenta un momento significativo per i mercati.

“No, e d’altronde perchè? Sappiamo oggi qualcosa che non sapevamo ieri? Non molto. Abbiamo due anni avanti a noi e questo, penso, sarà interessante. La risposta dell’Unione non arriverà prima di un altro mese, e solo dopo le trattative potrebbero partire sul serio”.

Ma, guardando al medio termine, Neil Wilson di ETX Capital sottolinea che “la prospettiva di una hard Brexit non è stata ancora scontata dalla sterlina. Se le trattative prenderanno una brutta piega, la sterlina potrebbe scendere ancora di più, fino a $1,10. Il vecchio dibattito sulla natura della Brexit – se sarà soft o hard – tornerà a essere centrale per le aspettative sui movimenti della sterlina”.