Rubriche e analisi Commodity della settimana: Brent, mercato ancora appeso a Hormuz e future volatile

Commodity della settimana: Brent, mercato ancora appeso a Hormuz e future volatile

22 Maggio 2026 09:17

Il future del Brent continua a muoversi in un equilibrio instabile, sospeso tra timidi segnali diplomatici sul fronte USA-Iran e il rischio che la crisi energetica entri in una fase più critica. Nelle ultime sedute il mercato ha alternato prese di profitto e nuovi acquisti, segno che gli operatori faticano ancora a trovare un punto di equilibrio tra speranze di de-escalation e consapevolezza che il sistema globale sta già consumando rapidamente i propri margini di sicurezza. Di seguito il commento tecnico al grafico del future.

Mercato del brent: la condizione di domanda ed offerta

Petrolio

e mercati energetici ancora in balia dei negoziati tra Washington e Teheran. Secondo Reuters, le parti hanno ridotto – almeno in parte – le distanze, ma restano ancora divergenti su due dossier chiave: lo stock di uranio e il controllo dello Stretto di Hormuz. Da un lato, una fonte iraniana ha ammesso che i margini si sono ristretti; dall’altro, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che qualsiasi sistema di pedaggio o limitazione sul transito nello stretto sarebbe inaccettabile. In questo contesto, da una parte, il solo fatto che i colloqui siano ancora vivi impedisce al Brent di incorporare il peggiore degli scenari; dall’altra, l’assenza di un accordo concreto continua a lasciare aperta la possibilità che la crisi si prolunghi ben oltre quanto inizialmente previsto.

Il punto focale dell’intero framework, però, non riguarda tanto la reazione di breve termine del prezzo quanto la tenuta del sistema se la crisi dovesse durare ancora. In una sua analisi per Reuters, Ron Bousso sostiene che il mercato petrolifero globale ha mostrato finora una resilienza sorprendente di fronte a quello che definisce “il più grande shock dell’offerta energetica nella storia moderna”, ma avverte che, in assenza di una svolta diplomatica, il sistema potrebbe avvicinarsi a un vero punto di rottura entro pochi mesi. Il problema riguarda infatti il rapido svuotamento delle scorte globali. È qui che la questione cambia natura: finché il mercato crede che Hormuz possa riaprire in tempi relativamente brevi, il sistema resta sotto stress ma gestibile; se invece il blocco dovesse protrarsi, le scorte potrebbero scendere verso livelli operativi minimi, con conseguenze molto più pesanti sui prezzi e sull’economia reale.

Il persistere di prezzi energetici elevati si riflette sulle aspettative inflazionistiche e sulla politica monetaria. Più a lungo il Brent resta sostenuto dallo shock geopolitico, maggiore è il rischio che banche centrali e mercati tornino a temere una crescita più debole accompagnata da inflazione più ostinata. Questo è il vero paradosso del momento: il Brent è sostenuto da un lato da un problema di scarsità potenziale, ma allo stesso tempo un petrolio troppo alto rischia di distruggere domanda e di compromettere la crescita.

Punto tecnico del future

Il future del Brent continua a mantenersi su livelli elevati dopo un avvio di 2026 che ha portato la performance ad oltre il +72%. Dopo il breakout rialzista sopra la trendline ribassista di lungo periodo (in rosso), il mercato sembra però aver rallentato la propria spinta direzionale entrando in una fase di consolidamento laterale ad elevata volatilità.

L’attuale struttura grafica evidenzia oscillazioni ampie, accompagnate da candele e shadow estese in entrambe le direzioni, sintomo di forte incertezza operativa e di un mercato ancora influenzato dalle tensioni geopolitiche e macroeconomiche. Nonostante ciò, il quadro tecnico di fondo rimane costruttivo grazie al sostegno fornito dalla doppia trendline rialzista di breve e medio periodo (in blu), che continua a fungere da principale supporto dinamico.

Ad ogni modo si evidenziano volumi in progressiva contrazione rispetto a quelli che avevano accompagnato il breakout rialzista, e, contestualmente, anche l’RSI a 14 periodi sta mostrando segnali di indebolimento attraverso una divergenza ribassista (in rosso), che funge tuttavia da principale resistenza dinamica.

L’oscillatore ha inoltre recentemente violato il supporto statico principale (in viola), dirigendosi verso quello inferiore e, allo stesso tempo, verso la trendline dinamica rialzista. Questi livelli diventano quindi i principali trigger operativi nel breve periodo, poiché una loro tenuta accompagnata dall’invalidazione della divergenza potrebbe favorire una nuova fase di accumulazione e rilanciare il trend positivo. Viceversa, una rottura confermata aprirebbe spazio ad una correzione più profonda, con il mercato che potrebbe tornare a testare le aree dinamiche inferiori costruite durante il rally.