Tenere o vendere?
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I verbali del FOMC di ieri hanno ulteriormente smorzato l’umore degli investitori e accelerato le vendite azionarie, ancora una volta guidate da un calo significativo delle Big Tech. I verbali affermavano che i funzionari della Fed erano preoccupati sia per l’indebolimento dei dati sull’occupazione sia per i rischi di inflazione, ma che “la maggioranza dei partecipanti ha ritenuto che i rischi al rialzo per l’inflazione fossero i maggiori tra questi due rischi”. Ciò significa che i funzionari rimangono propensi a dare priorità al controllo dell’inflazione mantenendo una politica monetaria restrittiva piuttosto che tagliando i tassi.
Tuttavia, un avvertimento rende i verbali meno aggressivi di quanto sembrassero inizialmente: questa riunione si è tenuta prima della pubblicazione del problematico rapporto sull’occupazione di luglio – con importanti revisioni al ribasso – che ha spaventato gli investitori e alimentato le aspettative di un taglio a settembre. Il discorso di Jerome Powell di domani potrebbe quindi trovare una via di mezzo: riconoscere la crescente preoccupazione per il mercato del lavoro, sottolineando al contempo che l’inflazione rimane un rischio chiave da affrontare con cautela.
Pertanto, la Federal Reserve (Fed) annuncerà probabilmente un taglio di 25 punti base il mese prossimo, ma non darà segnali più ampi. Il rendimento statunitense a 2 anni era sotto pressione prima della pubblicazione dei verbali, ma è rimbalzato grazie alla posizione generalmente aggressiva della commissione. Lo spread statunitense a 2-30 anni si sta ampliando a causa dei timori che i tagli dei tassi odierni possano alimentare l’inflazione di domani, mentre il crescente debito statunitense sarà più costoso da finanziare. Un aspetto positivo: i dazi di Trump stanno generando entrate che, secondo S&P Global Ratings, potrebbero alleggerire il peso fiscale. Ma avvertono anche che la guerra commerciale rischia di inaugurare un nuovo ordine mondiale dominato dalla Cina.
La pressione sul segmento a lungo termine della curva dei rendimenti non placa i nervi degli investitori, poiché le obbligazioni meno rischiose ora offrono rendimenti più elevati e attraggono flussi. Anche il rendimento dei JGB giapponesi a 30 anni sta testando i livelli più alti degli ultimi due decenni. Ciò aumenta il rischio di reverse carry trade giapponesi, ovvero che gli investitori chiudano le posizioni all’estero finanziate in yen e tornino ad asset nazionali a più alto rendimento. Se questa tendenza dovesse accelerare, gli asset rischiosi globali potrebbero subire ulteriori pressioni, oltre alle preoccupazioni della Fed e del commercio.
L’S&P 500 è rimasto sotto pressione a causa delle vendite delle Big Tech, sebbene un leggero rimbalzo si sia manifestato verso la fine della sessione, e i futures suggeriscano un’apertura più stabile questa mattina. I futures sulla Borsa di Taiwan sono più richiesti, con TSMC in rialzo dell’1,3%, il che suggerisce che le vendite di tecnologia statunitense potrebbero calmarsi. Nvidia è scesa sotto i 160 dollari prima dell’arrivo degli acquirenti al ribasso, e l’ETF tecnologico SPDR ha rimbalzato sulla sua media mobile a 50 giorni (50 DMA). Resta da vedere se il sell-off guidato dalla tecnologia – e quindi gli indici più ampi – si intensificherà in una rotazione settoriale. Gli utili sono stati solidi e Nvidia non ha ancora detto la sua ultima parola, ma l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sembra ampiamente scontato e le aspettative della Fed sono aumentate abbastanza da far sì che i mercati possano tornare a essere aggressivi, soprattutto perché i rendimenti obbligazionari a lungo termine sembrano sempre più interessanti.
Oggi, gli investitori seguiranno con attenzione la pubblicazione degli indici PMI globali per ricalibrare le aspettative di politica monetaria. L’indice PMI manifatturiero giapponese ha superato le previsioni, ma è rimasto in contrazione a causa della minore domanda estera dovuta ai dazi. Ciò suggerisce che la BoJ non si affretterà a effettuare ulteriori rialzi finché la ripresa non sembrerà più stabile. In India, l’indice PMI manifatturiero ha registrato la crescita più forte dal 2008, con una robusta domanda interna che ha compensato la stagnazione degli ordini dall’estero. Il Nifty 50 ha esteso i guadagni al di sopra della media mobile a 50 giorni (50-DMA), contrastando l’avversione al rischio globale. I dati europei mostreranno probabilmente una continua contrazione nel settore manifatturiero, con una leggera espansione nei servizi.
La Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Lagarde ha avvertito ieri che la crescita dell’area dell’euro potrebbe rallentare in questo trimestre a causa della pressione tariffaria, osservando che i dazi annunciati erano “leggermente superiori” rispetto a quanto ipotizzato a giugno, ma comunque inferiori agli scenari peggiori. L’EUR/USD sta annaspando intorno alla media mobile a 50 giorni (50 DMA), in attesa del discorso di Powell a Jackson Hole per una direzione.
Nel Regno Unito, la sterlina ha esteso le perdite nonostante un indice dei prezzi al consumo (IPC) più elevato del previsto, che indica un’inflazione dei servizi rigida. Sebbene i dati abbiano inizialmente rafforzato le aspettative aggressive della Banca d’Inghilterra (BoE) e pesato sulle scommesse sui tagli di novembre, molti hanno concluso che non fermeranno un taglio a novembre: gli aumenti delle tasse e del salario minimo di aprile sono considerati un peso sufficiente sulla crescita perché la BoE continui ad allentare la politica monetaria.
Nel frattempo, i colloqui sull’Ucraina proseguono sullo sfondo, con la Russia che si è dichiarata disponibile a partecipare ai colloqui sulla sicurezza con gli alleati occidentali. Qualsiasi mancanza di progressi verso una pace duratura potrebbe riaccendere i rialzisti del petrolio. Il greggio statunitense ha trovato supporto vicino ai 62 dollari al barile e sta salendo stamattina. Il calo estivo lascia spazio a una ripresa a medio termine: le speranze di pace in calo potrebbero riportare i prezzi sopra i 65 dollari al barile. Un contesto da tenere d’occhio.