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Wall Street scommette su piano stimoli Usa entro fine giornata, euro solido sopra $1,18

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Wall Street positiva, con il Dow Jones che avanza di oltre 140 punti circa (+0,50%), a 28.332 punti; il Nasdaq sale dello 0,45%, a 11.530, lo S&P 500 fa +0,64% a 3.448 punti. I trader scommettono sul raggiungimento di un accordo su un piano di stimoli anti-COVID prima della fine della giornata, tra l’amministrazione Trump e la speaker della Camera Nancy Pelosi.

Pelosi aveva detto sabato sera di aver dato al governo Usa un ultimatum di 48 ore per raggiungere un’intesa prima delle elezioni presidenziali Usa del prossimo 3 novembre.

Sul mercato del forex, solido il trend dell’euro, che avanza dello 0,37% a $1,1812 nei confronti del dollaro; l’euro balza anche nei confronti della sterlina (+0,50%) a GBP 0,9138 ed è positivo sul franco svizzero (+0,13%), a CHF 1,0723. Sullo yen, la moneta unica avanza dello 0,60% a JPY 124,84. Il dollaro sale sullo yen dello 0,25% a JPY 105,69, avanzando anche nei confronti della sterlina, con il rapporto GBP/USD in flessione dello 0,17% a $1,2926.

Tra i titoli bene Intel dopo l’accordo che il colosso dei chip americano ha raggiunto con il produttore sudcoreano SK Hynix per la vendita della sua divisione di memory chip NAND, per un valore di 9 miliardi di dollari.

Male invece IBM, che scende del 3%. La trimestrale ha messo in evidenza il terzo trimestre consecutivo di cali per il fatturato. In particolare, il fatturato è sceso a $17,56 miliardi, superiore comunque anche se in misura lieve rispetto ai $17,4 miliardi stimati dagli analisti.

Sotto i riflettori anche Procter&Gamble, in rialzo dopo la pubblicazione dei risultati di bilancio, che hanno messo in evidenza una trimestrale migliore delle attese. Il colosso dei beni al consumo ha anche alzato le stime sull’anno fiscale 2021.

In particolare, nel primo trimestre fiscale, gli utili netti di P&G si sono attestati a $4,28 miliardi, o $1,63 per azione, in rialzo rispetto ai $3,59 miliardi, o $1,36 per azione. Gli analisti intervistati da FactSet avevano previsto un attivo per azione di $1,42. Il fatturato è salito a $19,32 miliardi, rispetto ai $17,80 miliardi del primo trimestre fiscale del 2019, meglio dei $18,38 miliardi precedenti.

La paura per i nuovi balzi di casi da coronavirus affossa i prezzi del petrolio per la quarta sessione consecutiva.

I prezzi del contratto WTI scendono dell’1,35% appena al di sopra della soglia di $40 al barile, mentre il Brent cede lo 0,82% a $42,27 al barile.

A condizionare il trend, anche l’aumento atteso dell’offerta di petrolio da parte della Libia. Stando ad alcune fonti, la produzione del principale pozzo petrolifero libico, quello di Shahara – che ha riaperto lo scorso 11 ottobre – produce 150.000 barili al giorno, la metà circa della sua capacità produttiva.