Notizie Notizie Mondo Wall Street pronta al test nonfarm payrolls. Le attese

Wall Street pronta al test nonfarm payrolls. Le attese

6 Marzo 2026 10:11

De-risking, ma niente panico sui mercati. L’operazione Epic Fury (come è stato chiamato l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran di sabato scorso) ha spinto gli investitori a posizionarsi in modalità risk-off, con una debolezza che ha colpito i mercati azionari, e in particolare si è concentrata in regioni come l’Europa, il Giappone e i mercati emergenti che da inizio anno avevano sovraperformato ma che sono più vulnerabili all’aumento dei costi energetici. Di conseguenza, la strategia “sell America” e la rotazione verso altri mercati si è fermata. Questo è il punto centrale dell’equity market review di oggi, intitolata “Epic Fury – week one, no panic“, firmata dal team degli strategist di Barclays.

In questo scenario, arriva l’aggiornamento mensile sui dati del lavoro negli Stati Uniti per il mese di febbraio. L’annuncio è previsto per questo pomeriggio (alle 14:30 ora italiana), quando il Bureau of Labor Statistics pubblicherà i numeri sui nonfarm payrolls, il tasso di disoccupazione e i salari medi.

Questi dati sono fondamentali per l’economia statunitense e saranno seguiti da vicino dalla Federal Reserve, che tornerà a riunirsi il 17 e 18 marzo, con la presentazione delle nuove proiezioni macroeconomiche (Summary of Economic Projections).

Job report: le attese su nonfarm payrolls, disoccupazione e salari

Le stime del consensus degli analisti interpellati da Bloomberg indicano una crescita nuovamente sotto la soglia chiave di 100.000 nuovi posti di lavoro. Più nel dettaglio, la variazione dei salari non agricoli è attesa a +55mila rispetto a quella di +130mila di gennaio. Il tasso di disoccupazione di febbraio è invece atteso invariato al 4,3%. Per quanto riguarda il salario medio orario è visto al 3,7% su base annua in linea con la passata lettura e in lieve calo allo 0,3% su base mensile.

“Per il momento non abbiamo visto forti segnali di peggioramento del mercato del lavoro Usa nell’ultimo mese, neanche sul fronte delle richieste di sussidi di disoccupazione che rimangono comunque al di sotto dei massimi visti nel corso degli scorsi mesi”, segnala David Pascucci di XTB che cita poi il report Challenger di ieri. “Non ha mostrato un peggioramento della situazione – spiega – se non per i piani di assunzione che risultano ancora relativamente bassi, ma di fatto il peggioramento rispetto agli scorsi mesi non c’è”, precisa l’esperto. “Ricordiamo che la situazione del tasso di disoccupazione e dei Nonfarm Payrolls é assolutamente negativa nel lungo termine, non escludiamo sorprese per la giornata di oggi”.

S&P 500 sotto la lente

Ieri Wall Street ha chiuso in territorio negativo: il Dow Jones ha perso oltre l’1,6% e il Nasdaq ha segnato un -0,26%, mentre l’indice S&P500 ha terminato la seduta in flessione dello 0,56% poco sopra la soglia dei 6800 punti.

Secondo una recente analisi di Linh Tran, market analyst di XS.com, l’indice S&P 500 è entrato in una prolungata fase di consolidamento dalla fine del 2025, oscillando tra 6.700 e 7.000 punti. Dopo un forte rally nel periodo 2024-2025, il mercato ha mostrato segnali di rallentamento, con gli investitori che stanno rivalutando i tassi di interesse, le valutazioni azionarie e i rischi geopolitici globali.

“Uno dei fattori principali che influenza le prospettive è la politica monetaria della Federal Reserve – spiega l’esperta -. Sebbene l’inflazione negli Stati Uniti si sia raffreddata rispetto al picco precedente, molti indicatori restano al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed, spingendo la banca centrale a mantenere un atteggiamento cauto. L’approccio “higher for longer” è quindi diventato un fattore che limita le valutazioni azionarie nel breve termine”. Tuttavia, aggiunge, l’equity Usa continua a essere sostenuto dalla forte crescita degli utili delle principali società tecnologiche a grande capitalizzazione. Le aziende appartenenti al gruppo dei “Magnifici Sette”, come Nvidia, Microsoft, Alphabet, Apple, Amazon e Meta Platforms, continuano a essere i principali motori dell’indice. La concentrazione della crescita in un piccolo gruppo di grandi aziende tecnologiche è ormai diventata una caratteristica distintiva del mercato azionario statunitense negli ultimi anni.

Oltre agli aspetti economici, anche i rischi geopolitici stanno creando un clima di maggiore prudenza. Le crescenti tensioni in Medio Oriente e i timori per l’interruzione delle forniture energetiche hanno causato fluttuazioni significative dei prezzi del petrolio, influenzando i mercati globali.