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Wall Street: futures Dow Jones -270 punti, sell su Intel e IBM (-7,7%). Dietrofront Apple dopo rally Morgan Stanley

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Si profila una sessione negativa per Wall Street, all’indomani dei nuovi record testati dagli indici Nasdaq e S&P 500. I futures sul Dow Jones anticipano un avvio di seduta in calo di oltre 270 punti (-0,88%), a 30.815 punti; i contratti sul Nasdaq cedono lo 0,56% a 13.321 circa, mentre quelli sullo S&P 500 arretrano dello 0,73% a 3.818.

Ieri il Nasdaq Composite è salito al nuovo record di sempre di 13.530,91 punti, mentre lo S&P 500 ha guadagnato meno dello 0,1% segnando comunque un nuovo massimo di 3.853,07. Poco mosso il Dow Jones Industrial Average, a 31.176,01.

In premercato si mettono in evidenza i cali di Intel e IBM, entrambi colossi che hanno reso noti i bilanci del quarto trimestre dopo la chiusura delle contrattazioni della giornata di ieri.

IBM ha reso noto di aver riportato un fatturato, nel quarto trimestre del 2020, in calo del 6% a $20,4 miliardi, al di sotto dei $20,6 miliardi stimati dal consensus degli analisti di Wall Streeet.

L’utile per azione non-GAAP è stato pari a $2,07, ben al di sopra degli $1,79 per azione previsti; l’utile GAAP è stato invece di $1,41 per azione, riflettendo i costi di ristrutturazione sostenuti dalla società, per un valore superiore ai $2 miliardi.

Il colosso informatico ha aggiunto di prevedere per il 2021 un fatturato migliore di quello del 2020 e un flusso di cassa adjusted compreso tra $11 miliardi e $12 miliardi, al di sopra dei $10,8 miliardi del 2020, e tra i $12 miliardi e i $13 miliardi per il 2022. Il gruppo non ha però fornito dettagli sul fatturato dell’intero anno, così come non è stata diffusa alcuna guidance sugli utili.

In un’intervista rilasciata a Barron’s, il direttore finanziario di IBM Jim Kavanaugh ha sottolineato che il fatturato è stato lievemente al di sotto dei valori stagionali a causa della continua incertezza sull’economia, mentre l’eps è stato migliore, beneficiando dei tagli ai costi e della riduzione del debito da parte della società. Le quotazioni di IBM crollano in pre-mercato del 7,7%.

Riguardo a Intel, il colosso americano dei chip ha sofferto nel quarto trimestre una flessione dell’utile netto a $5,86 miliardi, o $1,42 per azione, rispetto ai $6,91 miliardi, o $1,58 per azione, del quarto trimestre del 2019.

Escluse le voci di bilancio straordinarie, Intel ha riportato un eps di $1,52, piatto su base annua, superiore comunque agli $1,11 per azione attesi dal consensus e agli $1,10 previsti dallo stesso colosso dei chip.

Il fatturato è sceso a $19,98 miliardi dai $20,21 miliardi del quarto trimestre del 2019, ma meglio dei $17,53 miliardi attesi dal consensus e dei $17,4 miliardi stimati dalla stessa Intel.

Lo scorso 13 gennaio, il titolo Intel è volato dopo la notizia che confermato la nomina di Pat Gelsinger quale nuovo chief executive officer (ceo), con effetto dal prossimo 15 febbraio. Gelsinger, che ha guidato dal 2012 VMware, prenderà il posto di Bob Swan, che manterrà la carica di a.d. fino a metà febbraio.

Intel non ha ancora dato indicazioni precise su quando sarà capace di lanciare il processo produttivo a 7 nanometri, dopo aver reso noto lo scorso luglio, che avrebbe posticipato il lancio almeno fino al 2022.

Gelsinger ha riferito nella giornata di ieri, in concomitanza con la pubblicazione del bilancio, che fornirà maggiori dettagli sui piani di lungo termine del colosso, quando prenderà le redini del gruppo alla metà di febbraio.

“Sulla base di revisioni iniziali, sono contento dei progressi compiuti nel riavvio del programma a 7 nanometri – ha detto Gelsinger – Sono fiducioso sul fatto che la maggioranza dei nostri prodotti del 2023 sarà prodotta internamente”, dunque dalla stessa Intel.

Negli ultimi mesi si erano intensificati i rumor secondo cui la società avrebbe dovuto fare affidamento su altre compagnie per la produzione dei suoi chip.

In premercato, il titolo Intel cede il 3,8%.

Attenzione ad Apple, in vista dei risultati che saranno resi noti la prossima settimana, come nel caso di altri colossi appartenenti all’acronimo FANG o FAANG (Facebook, Amazon, Apple per l’appunto, Netflix -utili già pubblicati- e Google).

Ieri gli analisti di Morgan Stanley hanno anticipato che il colosso di Cupertino annuncerà probabilmente, a loro avviso, di aver chiuso il primo trimestre del 2021 con “utili e fatturato trimestrali ai record di sempre”. Il titolo Apple è volato del 3,7% portando il suo guadagno su base settimanale al +7,7%. In attesa delle loro trimestrali, Facebook è volata questa settimana dell’8,6%, mentre Microsoft è balzata del 5,8%. In premercato, Apple cede lo 0,96% dopo i poderosi rialzi della settimana.