Notizie Notizie Mondo Wall Street, banche sotto i riflettori: i conti di JPMorgan, Citigroup e Wells Fargo

Wall Street, banche sotto i riflettori: i conti di JPMorgan, Citigroup e Wells Fargo

14 Aprile 2026 15:24

La stagione delle trimestrali entra nel vivo a Wall Street con i risultati di Wells Fargo & Co., affiancati da quelli di JPMorgan Chase & Co. e Citigroup Inc., mentre Bank of America Corp. e Morgan Stanley sono attese nelle prossime ore di domani. Ad aprire la stagione è stata Goldman Sachs Group Inc., che ha messo a segno ricavi record nel trading azionario, offrendo un primo segnale sulla direzione del settore.

I conti dei principali istituti americani arrivano in un contesto che resta instabile, tra aspettative di tagli dei tassi che si ridimensionano e nuove pressioni sui prezzi alimentate dalle tensioni geopolitiche e dal rialzo dell’energia. In questo scenario, il contributo delle attività di trading continua a sostenere i ricavi delle grandi banche, compensando in parte le difficoltà del business più tradizionale. A beneficiare maggiormente sono i desk di Wall Street, favoriti da una fase di elevata volatilità innescata anche dalle politiche dell’amministrazione Donald Trump. Le oscillazioni su azioni, obbligazioni e materie prime hanno intensificato l’attività della clientela, rafforzando i ricavi legati all’intermediazione e ridisegnando, almeno nel breve periodo, gli equilibri dei conti bancari.

JPMorgan, ricavi sopra le attese ma taglio alla guidance sul margine di interesse

Le azioni di JPMorgan Chase & Co. hanno registrato un calo nelle contrattazioni premarket dopo la revisione al ribasso delle stime sul margine di interesse netto per l’intero esercizio, ora atteso intorno ai 103 miliardi di dollari rispetto ai 104,5 miliardi indicati in precedenza e al consenso di 104,15 miliardi. Resta invece invariata la previsione a circa 95 miliardi escludendo il contributo delle attività di mercato, così come quella sui costi rettificati, confermata a 105 miliardi.

Sul fronte dei conti, il primo trimestre ha mostrato una dinamica complessivamente solida. I ricavi hanno raggiunto 50,54 miliardi di dollari, superando le attese, sostenuti soprattutto dalla divisione Markets e dall’investment banking. In particolare, il trading FICC ha generato 7,08 miliardi (+21% su base annua), mentre il trading azionario si è attestato a 4,48 miliardi. L’attività di investment banking ha registrato un’accelerazione con 3,14 miliardi di ricavi (+38%), trainata dall’advisory in crescita a 1,27 miliardi (+82%).

Il margine di interesse netto gestito è salito a 25,48 miliardi (+9% su base annua) sopra le stime, con un utile per azione pari a 5,94 dollari. I prestiti sono rimasti stabili a 1.500 miliardi, mentre i depositi sono cresciuti a 2.680 miliardi. La qualità del credito si è mantenuta sotto controllo, con perdite nette inferiori alle attese, anche se gli accantonamenti si sono attestati a 2,51 miliardi.

Nel commentare i risultati del primo trimestre, l’amministratore delegato di JPMorgan Chase & Co., Jamie Dimon, ha evidenziato una performance complessivamente robusta, con un contributo rilevante del business dei pagamenti, che ha registrato una crescita a doppia cifra sia nei depositi sia nelle commissioni. Il gruppo continua inoltre a contare su livelli elevati di capitale e liquidità, in un contesto in cui resta centrale il tema della regolamentazione, rispetto alla quale Dimon ha auspicato interventi più mirati ed efficienti per sostenere il ruolo delle banche nell’economia.

Sul piano macroeconomico, il CEO ha descritto un quadro ancora resiliente negli Stati Uniti, sostenuto da consumi solidi e da un tessuto imprenditoriale in buona salute. Tra i fattori che contribuiscono a questa tenuta figurano lo stimolo fiscale, gli effetti della deregolamentazione, gli investimenti legati all’intelligenza artificiale e il supporto della politica monetaria. Allo stesso tempo, emerge un contesto più articolato sul fronte dei rischi: dalle tensioni geopolitiche all’andamento dei prezzi energetici, passando per l’incertezza commerciale, i disavanzi pubblici globali e livelli di valutazione degli asset elevati. Elementi che, pur senza compromettere nel breve la solidità del quadro, richiedono un approccio prudente e una preparazione a scenari meno favorevoli.

Citigroup, trading sopra le attese, Banking in frenata nel primo trimestre

Nel primo trimestre Citigroup Inc. ha evidenziato una dinamica a doppia velocità, con le attività di mercato che hanno sostenuto i ricavi oltre le attese, a fronte di un contributo più debole del comparto Banking. In particolare, il trading FICC ha raggiunto 5,17 miliardi di dollari superando il consenso, mentre i ricavi complessivi della divisione Markets si sono attestati a 7,25 miliardi, anch’essi sopra le stime. Positivo anche il contributo dell’equity trading, salito a 2,08 miliardi.

Sul fronte opposto, i ricavi dell’area Banking si sono fermati a 1,77 miliardi e al di sotto delle attese, nonostante un apporto di 1,33 miliardi dall’investment banking. Nel complesso, i ricavi totali hanno raggiunto 24,63 miliardi di dollari, con un utile per azione di 3,06 dollari. Il margine di interesse netto si è attestato a 15,74 miliardi, sopra le previsioni, mentre i prestiti totali sono saliti a 761,62 miliardi e i depositi a 1.450 miliardi.

La qualità del credito resta sotto controllo, con perdite nette su crediti deteriorati inferiori alle attese, pari a 2,21 miliardi, anche se il costo complessivo del credito è risultato più elevato del previsto a 2,81 miliardi. Sul piano patrimoniale, il coefficiente CET1 si è posizionato al 12,7%, leggermente sotto le stime, mentre la redditività mostra segnali di tenuta, con un ROE all’11,5% e un ROTCE al 13,1%, quest’ultimo superiore alle attese.

A sostenere il trimestre sono state anche le divisioni Services e Wealth, con ricavi rispettivamente a 6,10 e 3,07 miliardi, entrambi sopra il consenso. Un mix che conferma come, in questa fase di mercato, la spinta principale per i grandi gruppi bancari continui a provenire dalle attività legate alla volatilità e alle commissioni, più che dal credito tradizionale.

Wells Fargo, margine di interesse sotto le attese, titolo in calo nel premarket

Nel primo trimestre Wells Fargo & Co. ha riportato risultati inferiori alle attese sul fronte del margine di interesse netto, elemento che ha innescato vendite sul titolo, sceso di circa il 2% nelle contrattazioni premarket. Il NII si è attestato a 12,10 miliardi di dollari, sotto i 12,27 miliardi previsti dal consenso, mentre anche i ricavi complessivi, pari a 21,45 miliardi, si sono posizionati al di sotto delle stime.

Sul fronte della redditività, l’utile per azione si è attestato a 1,60 dollari, mentre il margine di interesse netto percentuale è sceso al 2,47%, sotto il 2,57% atteso. I prestiti e i depositi mostrano invece una crescita superiore alle stime, rispettivamente a 996 miliardi e 1.420 miliardi, ma questo non è stato sufficiente a compensare la pressione sui margini.

La qualità del credito resta complessivamente sotto controllo, con perdite nette in linea con le attese, anche se gli accantonamenti risultano leggermente superiori al previsto. In aumento anche gli attivi deteriorati, saliti a 8,77 miliardi. Sul piano patrimoniale, il coefficiente CET1 si attesta al 10,3%, leggermente sotto le attese, mentre la redditività rimane solida, con un ROE al 12,2% e un ROTCE al 14,5%. Dal lato dei costi, le spese complessive risultano superiori alle previsioni, con un cost/income ratio al 67%, segnalando un’efficienza operativa in peggioramento rispetto alle attese. La banca ha comunque confermato la guidance per l’intero esercizio, con un margine di interesse netto atteso intorno ai 50 miliardi di dollari e costi pari a circa 55,7 miliardi.

Nel commentare i risultati, l’amministratore delegato Charlie Scharf ha sottolineato la solidità della qualità del credito e la capacità del gruppo di generare capitale, evidenziando come siano stati restituiti 4 miliardi di dollari agli azionisti tramite buyback. Pur in un contesto di mercato volatile, la banca continua a osservare una buona tenuta dell’economia, anche se gli effetti del rialzo dei prezzi energetici potrebbero emergere con un certo ritardo.