Usa: inflazione core Pce stabile al 2,9%, accelerano i consumi
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La spesa per i consumi rimane solida e l’inflazione misurata dal core Pce non si surriscalda ma resta elevata. Sono questi i principali segnali giunti dal rapporto odierno del Bureau of Economic Analysis statunitense. Reazione moderatamente positiva dei mercati ai numeri, che lasciano margine di manovra alla Fed in vista delle prossime decisioni sui tassi di interesse. Futures azionari in rialzo e rendimenti dei Treasury sostanzialmente stabili.
I dati su core Pce e spesa per consumi
Ad agosto, l’indice dei prezzi per consumi personali (Pce), esclusi alimentari ed energia (core), è aumentato dello 0,2% su base mensile, in linea con la lettura rivista di luglio (corretta da 0,3% a 0,2%). Su base annua, il core Pce si è mantenuto stabile al 2,9%. Entrambi i dati sono in linea con le previsioni.
L’indice Pce che include i prezzi alimentari ed energetici è cresciuto dello 0,3% congiunturale e del 2,7% tendenziale, come previsto in media dagli economisti.
La spesa personale reale, corretta per l’inflazione, è aumentata dello 0,4% per il secondo mese consecutivo, rispetto al +0,2% stimato.
I segnali per l’economia Usa
I forti incrementi consecutivi della spesa al consumo confermano la solidità dell’economia statunitense anche nel trimestre in corso, dopo i dati oltre le attese del Pil del secondo trimestre.
Il mantenimento di tale slancio, tuttavia, dipenderà molto dal mercato del lavoro, che nell’ultimo periodo ha manifestato un rallentamento delle assunzioni e un incremento della disoccupazione, con una crescita più moderata dei salari.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione rimane vischiosa ed è probabile che la situazione non cambi sensibilmente nei prossimi mesi, man mano che l’impatto dei dazi si trasmette all’economia reale. Molte aziende, infatti, hanno inizialmente evitato di alzare i prezzi per smaltire le scorte, ma potrebbero farlo in futuro per salvaguardare i margini.
Fed cauta guarda al mercato del lavoro
Con un’inflazione ben al di sopra del target Fed del 2% molti funzionari sono restii a tagliare nuovamente i tassi di interesse, come emerso dall’ultimo dot plot.
I dati sul mercato del lavoro in uscita la prossima settimana in vista del prossimo meeting del 29 ottobre saranno cruciali per sciogliere i dubbi dei responsabili più prudenti e giustificare un’altra riduzione di 25 punti base dopo quella effettuata la scorsa settimana. Le attese sono per un aumento dei nuovi occupati pari a 54 mila unità e un tasso di disoccupazione stabile al 4,3%.
I dubbi sui prossimi tagli dei tassi Fed
Molto più incerta, invece, una seconda mossa a dicembre. Le scommesse del mercato monetario su due tagli dei tassi entro fine anno si sono affievolite ieri dopo i numeri forti sul Pil (+3,8% nel secondo trimestre) e il calo delle richieste di disoccupazione.
Al momento, i futures sui fed funds indicano un allentamento complessivo di 40 punti base, quindi il secondo taglio a dicembre appare tutt’altro che sicuro.
Nei giorni scorsi il presidente della Fed, Jerome Powell, ha posto l’accento sul raffreddamento del mercato del lavoro per spiegare il taglio dei tassi ma ha chiarito che la banca centrale rimane vigile sull’inflazione a causa dei dazi. Il presidente della Fed Bank of Richmond, Tom Barkin, ha affermato invece che vede solo un rischio limitato di un ulteriore peggioramento su entrambi i fronti.