Mercati ancora sui massimi, con un motto “Don’t fight the Fed, don’t fight AI”. Powell pronto a tagliare
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Dopo i nuovi record toccati ieri da Wall Street, sui mercati azionari la festa non sembra essere ancora finita. A mantenerla viva il calo dei rendimenti e il boom dell’intelligenza artificiale, come sottolineano da Barclays nel report dal titolo “Don’t fight the Fed, Don’t fight AI” nel quale si soffermano sugli ultimi dati macro Usa e di conseguenza sulle prossime mosse Fed.
La riunione del Fomc della prossima settimana, con gli annunci in arrivo il 17 settembre, è in primissimo piano ed è l’appuntamento chiave.
Vediamo i dati macro diffusi ieri e le aspettative del mercato sul fronte tagli Fed.
Inflazione Usa e lavoro, cosa ci hanno detto gli ultimi dati
Partiamo dai dati chiave pubblicati ieri oltreoceano: l’inflazione statunitense e sulle richieste di disoccupazione. L’indice dei prezzi al consumo di agosto è salito dello 0,4% mensile e ha accelerato al 2,9% su base annua, in linea con le attese (dato core stabile al 3,1% a/a).
“Il Cpi ha mostrato un’inflazione complessiva leggermente superiore alle attese (0,4% su base mensile), mentre il dato core, più attentamente monitorato, è aumentato dello 0,3% su base mensile, in linea con il consenso. Ciò che conta di più è l’impatto limitato dei dazi – sottolinea Francesco Pesole di ING -. Gli aumenti dei prezzi sono stati trainati da tariffe aeree, auto usate, alloggi, cibo ed energia, mentre i settori ricreativo e sanitario hanno registrato dei cali”.
Ad attirare l’attenzione del mercato, anche il consueto dato sulle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione che hanno raggiunto quota 263.000, massimo da ottobre 2021, alimentando le aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed nel 2025.
Mercati sui massimi, rally di Natale giunto in anticipo?
Come hanno reagito i mercati? Ieri, i principali listini Usa hanno chiuso in rialzo, con l’S&P 500 che ha registrato un +0,85% che l’ha portato a quota 6.587,5 punti. Non hanno mostrato esitazione di fronte ai dati sui prezzi, volgendo già lo sguardo alle mosse della Fed che dovrebbe tagliare tre volte nel corso del 2025 i tassi (un primo taglio a settembre).
A guardare queste performance, sembra che sui mercati si stia assistendo a “un rally di Natale”, arrivato in anticipo. “Ieri l’S&P 500, considerato il re degli indici globali, ha messo a segno un breakout, la rottura dei massimi di sempre – sottolinea Luca Stellato, financial trainer -. Oggi potrebbe anche ritracciare, ma la “bull run”, ossia la corsa folle del Toro, potrebbe continuare e portare il listino americano addirittura a ridosso dei 6.900 punti. Insomma, stiamo assistendo a un rally di Natale in anticipo rispetto al solito, visto che settembre è storicamente un mese negativo per le Borse che ripartono a ottobre e a novembre per il rally di Natale”. E aggiunge: “la settimana prossima c’è la riunione della Fed e la conferenza di Powell, e magari ci potrebbe essere qualche sorpresa che potrebbe dare uno scrollone negativo alle Borse, il che rappresenterebbe un’occasione di acquisto oppure se le attese degli analisti venissero confermate, l’indice continuerà lentamente a salire. In ogni caso l’impostazione è positiva”.
Mosse Fed: 3 tagli attesi nel 2025, il primo a settembre
Il recente punto di svolta per i tassi Fed è avvenuto a Jackson Hole a fine agosto, quando il presidente della Fed, Jerome Powell, ha lasciato aperta la porta a una prima sforbiciata del costo del denaro di questo 2025. Da lì in poi, si sono intensificate le scommesse per il meeting di settembre ma anche per ulteriori tagli in autunno.
Dopo aver tagliato i tassi di 100 punti base nell’ultima parte dello scorso anno, la Fed ha mantenuto la politica monetaria invariata per tutto il 2025, con i funzionari che ritenevano l’economia e il mercato del lavoro piuttosto “solidi”. Allo stesso tempo, l’inflazione è rimasta elevata, con aumenti dei prezzi indotti dai dazi che dovrebbero mantenere l’inflazione al di sopra dell’obiettivo del 2% fino al 2026. La Fed ha concluso che avrebbe dovuto mantenere la politica monetaria in un contesto “leggermente restrittivo””, ricordano gli economisti di ING in una preview dedicata alla Fed.
E aggiungono: “Questa posizione ha iniziato a cambiare durante la riunione del FOMC di luglio, con i governatori della Fed Chris Waller e Michelle Bowman che hanno concordato con il presidente Trump sul fatto che un indebolimento del mercato del lavoro giustificasse un nuovo allentamento della politica monetaria. All’epoca la maggioranza non era d’accordo, ma queste opinioni sono ora più ampiamente condivise all’interno della Fed, con il presidente Powell che, al simposio di Jackson Hole del mese scorso, ha riconosciuto che i cambiamenti nelle condizioni economiche potrebbero presto “giustificare” tassi di interesse più bassi”.
Se da una parte la debolezza del mercato del lavoro rappresenta una chiara preoccupazione, dall’altra i timori legati all’inflazione si attenueranno. “L’inflazione è ancora al di sopra del target Fed. Tuttavia, il rischio al ribasso per il “suo mandato occupazionale” sta ora superando quello al rialzo per la stabilità dei prezzi”, spiegano ancora da ING, secondo i quali “è possibile che la Fed scelga di iniziare con una mossa di 50 punti base, proprio come avvenuto nel settembre 2024. È probabile che Chris Waller e Michelle Bowman votino a favore del taglio più consistente, giustificandolo con la convinzione che la Fed avrebbe dovuto allentare la politica monetaria a luglio e che il peggioramento della situazione occupazionale registrato da allora in poi imponga la necessità di recuperare”. Detto questo, gli economisti aggiungono che “la cautela della maggior parte dei membri riguardo all’impatto dei dazi sull’inflazione indica che 25 punti base sia l’esito più probabile, ed è ciò che anche il mercato si aspetta“. Sono poi attesi altri due tagli nel corso del 2025, sempre nell’ordine di 25 punti base, nella riunione di ottobre e in quella di dicembre.
Ubs: buon momento per mettere la liquidità al lavoro
Come sottolinea Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, “gli investitori hanno ritenuto che i più recenti dati sull’inflazione Usa non impediranno alla Fed di tagliare i tassi nella riunione della prossima settimana”. Con la Fed pronta a riprendere i tagli dei tassi a breve e i tassi già molto bassi in gran parte d’Europa, da Ubs ritengono sia ancora un buon momento per mettere la liquidità al lavoro.
“La liquidità non è regina: le obbligazioni di qualità rappresentano una valida fonte alternativa di reddito da portafoglio e gli asset a generazione di reddito in Asia e in Europa offrono opportunità interessanti. Poiché i rendimenti della liquidità sono destinati a ridursi ulteriormente con la ripresa dei tagli da parte della Fed, si osserva una crescente necessità di allocare l’eccesso di liquidità in strumenti a rendimento più elevato. Un ingresso graduale in portafogli diversificati nel tempo può inoltre contribuire a gestire il rischio di timing, ridurre l’influenza dell’emotività e cogliere più opportunità legate ai ribassi e ai successivi rimbalzi del mercato“.