Unicredit pronta a osare in risposta a Intesa-Mps, ecco a cosa mira Orcel
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Non solo Commerzbank. La mossa di Intesa Sanpaolo per conquistare Mps-Mediobanca non lascia affatto indifferente Unicredit e in questi giorni Andrea Orcel si sarebbe già mosso per vagliare possibili operazioni in Italia.
Orcel vaglia maxi-scambio azionario con Delfin
Il centro del contendere appare molto chiaro. L’ad di Intesa Carlo Messina con l’Opas su Mps, se andrà in porto, metterà le mano sul prezioso pacchetto di controllo del 13,2% di Generali. Sulla compagnia triestina è ben presente Unicredit che nell’ultimo anno ha costruito una quota del 9%. E Andrea Orcel potrebbe decidere di premere sull’acceleratore proprio sul fronte Trieste. Stando a quanto ricostruito oggi da Il Sole 24 Ore, nelle scorse settimane Unicredit avrebbe bussato a Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, per vagliare la disponibilità a a uno scambio azionario: a Unicredit il prezioso pacchetto del 10% di Trieste in mano a Delfin, dando in cambio azioni UniCredit.
I dettagli della proposta
In tal modo Delfin salirebbe nell’azionariato di Unicredit (attualmente detiene il 2,8%), mentre quest’ultima balzerebbe a ridosso del 20% della compagnia triestina, sorpassando Intesa che – in caso di successo dell’operazione Mps andrebbe ad attestarsi a poco più del 16% (13,2% della quota detenuta da Mps tramite Mediobanca a cui si aggiunge il 3% comprato sul mercato da Intesa).
Il rumor del quotidiano di Confindustria riferiscono di contatti preliminari tra la squadra di Orcel e il board della holding della famiglia Del Vecchio, che detiene partecipazioni chiave anche in Mps (17,5%), con Delfin che avrebbe declinato l’invito visti gli attuali valori borsistici di Unicredit e anche la preferenza a liquidità rispetto a uno scambio azionario.
Considerando le attuali capitalizzazioni di Generali e Unicredit, Delfin si troverebbe con una quota del 5% dell’istituto di piazza Gae Aulenti e Unicredit al 19,2% delle Generali.
A prescindere dall’abboccamento con Delfin, Orcel avrebbe comunque avviato contatti con l’Ivass in vista di una eventuale richiesta formale di autorizzazione a salire oltre il 10% nella compagnia assicurativa.
I tempi lunghi per Commerz
Nel frattempo Unicredit porta avanti la campagna tedesca con l’offerta su Commerzbank che è alle battute finali. L’Ops andrà avanti fino a domani e poi si aprirà un periodo di altre due settimane dove gli ultimi ritardatari potranno aderire. Unicredit ha già il 42,4% delle azioni di Commerz (26,77% di azioni già possedute da Unicredit, il 3,22% di derivati che prevedono la consegna delle azioni e il 12,41% di titoli già consegnati dai soci). Contando anche i derivati stipulati con controparti a regolamento cash, Unicredit è virtualmente sopra il 55% del capitale.
Tenendo conto del termine massimo previsto dalla legge entro il quale le autorità devono rispondere, Unicredit ha dichiarato che disporrà di tutte le autorizzazioni e dell’accesso a Commerz solo tra 6-12 mesi; in questa fase, le azioni Commerz saranno negoziate con due codici di quotazione, quelle oggetto di offerta e quelle non oggetto di offerta (e anche le azioni CBK oggetto di offerta daranno diritto di voto all’assemblea generale annuale di Commerz e riceveranno i dividendi). Successivamente, Unicredit prevede di mantenere la banca tedesca indipendente per 18-24 mesi, attuando la propria strategia “unlocked” prima di procedere con una vera e propria integrazione/fusione; in altre parole, la fusione avverrebbe non prima del 2029.
Le opzioni per Orcel
Cosa può fare nel frattempo Unicredit in Italia? “Nei 6-12 mesi di attesa per il via libera della Bce e delle altre autorità, Unicredit non può procedere con l’operazione Commerz. Durante tale periodo, tuttavia, se si prevede di arrivare a una situazione di controllo, Unicredit dispone di una flessibilità di capitale limitata per altre operazioni. “Tuttavia – spiegano gli analisti di Barclays – ciò non significa che non possa agire in Italia, poiché potrebbe prendere in considerazione opzioni di M&A con scambi di titoli e/o collaborare con partner che forniscano supporto in termini di componente in contanti di potenziali offerte, con uno schema simile a quello dell’operazione Intesa-Unipol”.
Un chiaro esempio è la proposta di scambio azionario che sarebbe stata proposta a Delfin. Se non andasse in porto c’è da aspettarsi che Orcel valuti altre piste per non rimanere indietro nello scacchiere del risiko in Italia.
“Sarà importante monitorare le discussioni con gli azionisti dei potenziali obiettivi e anche con il governo – argomenta Barclays – tuttavia, quasi tutti gli altri attori finanziari italiani sono attualmente coinvolti in operazioni di M&A già annunciate e pertanto anche le loro mosse possono influenzare le opzioni di Unicredit”.