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Turchia in crisi: tracollo lira e inflazione record. Banca centrale verso la stretta sui tassi

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Continua a correre l’inflazione in Turchia in piena crisi valutaria e con la lira che ha perso il 42% da inizio anno, quella ufficiale arriva a sfiorare il 18% ad agosto. In base ai dati resi noti dall’Ufficio nazionale di statistica (Tuiki), i prezzi al consumo ad Ankara sono cresciuti del 2,3% rispetto al mese di luglio e del 17,9 su base annua, il picco dal 2003.

La crisi e l’intervento della Banca centrale

Da qui la Banca centrale turca tenta di gettare acqua sul fuoco affermando che “i recenti sviluppi relativi all’outlook dell’inflazione indicano significativi rischi per la stabilità dei prezzi” e che, nella prossima riunione in programma il 13 settembre, adotterà le “azioni necessarie per supportare la stabilità dei prezzi”, confermando quindi che “la politica monetaria verrà corretta alla luce degli ultimi sviluppi”. In sostanza l’istituto centrale turco potrebbe fare ciò che economisti ed analisti chiedono da tempo, ossia un rialzo dei tassi di interesse. Secondo Piotr Matys, uno stratega valutario di Rabobank a Londra, come riporta il Financial Times, indicando un prossimo rialzo dei tassi, la banca centrale ha creato l’aspettativa che l’aumento sarà sufficiente a contenere la corsa dell’inflazione. “Tale impegno esercita una maggiore pressione sulla banca centrale turca per ottenere un aumento adeguato dei tassi”, ha detto Matys.

“A nostro avviso, la banca centrale dovrebbe sorprendere il mercato aumentando i tassi di almeno il 10%”, ha affermato l’economista di Rabobank Piotr Matys. “Tuttavia, come sempre, c’è un’enorme differenza tra ciò che la banca centrale dovrebbe fare e ciò che sarà in grado di fare, in un clima di avversione per i tassi più alti tra i funzionari turchi di spicco”.

Perché Erdogan non vuole tassi alti

Un passo in questa direzione metterebbe difatti la banca in forte contrasto con il presidente Recep Tayyip Erdogan, che si è fermamente opposto ad un inasprimento totale dei tassi bollandoli come uno “strumento di sfruttamento”. “I tassi di interesse dovrebbero essere tenuti al minimo perché sono uno strumento di sfruttamento che rende i poveri più poveri e i ricchi più ricchi” ha sostenuto il leader turco parlando di assalto straniero. Il ministro delle Finanze turco Berat Albayrak, genero di Erdogan, ha dichiarato che la lotta contro l’inflazione è una priorità e che la banca centrale è indipendente nella definizione della politica monetaria. Erdogan, che ha guidato la Turchia negli ultimi 15 anni e ha vinto un nuovo mandato quinquennale a giugno, afferma che tassi più elevati sono un freno agli investimenti e quindi danneggiano il suo obiettivo di promuovere un’elevata crescita economica. Un aumento significativo dei tassi – scrive il WSJ – potrebbe essere gravato da rischi politici per Erdogan, perché molti piccoli imprenditori, che costituiscono una parte fondamentale della sua base elettorale, dipendono dall’accesso a prestiti a basso costo per mantenere in vita le loro imprese. “Sappiamo molto bene quali passi dobbiamo compiere”, ha detto Albayrak la scorsa settimana a una riunione di uomini d’affari turchi, ribadendo l’impegno di annunciare un programma economico dettagliato a settembre.

L’anno scorso l’economia turca ha registrato un andamento straordinario, con un’espansione del 7,4%. Ma gli economisti dicono che gran parte di questa crescita è stata raggiunta grazie ai prestiti in valuta estera, che sono ora al centro delle crescenti preoccupazioni per la stabilità finanziaria della Turchia. Con la caduta della lira che non si ferma, il costo di questi debiti sarà insostenibile e la crisi da valutaria diventerà bancaria con un rischio reale di insolvenza di banche o imprese.