Tronchetti si erge a difesa di Telecom e Pirelli
Dieci giorni di silenzio: "Per il rispetto delle istituzioni e del segreto istruttorio". Ma quella che definisce una "campagna, anche mediatica, che da mesi tende a screditare un gruppo sano", è arrivata a livelli di "corto circuito informativo inaccettabili per me e per tutti coloro che di questo gruppo sono azionisti e per tutti quelli che ci lavorano". Marco Tronchetti Provera parte al contrattacco e ieri sera ha voluto spiegare alla stampa la sua verità su Telecom e Pirelli. "E' necessario far chiarezza" sullo stato patrimoniale del gruppo ha detto Tronchetti, ribadendo di essere sicuro che la zona grigia che crede di trarre giovamento da un momento di debolezza della politica e dell'etica verrà allo scoperto". Tronchetti non vuole commentare la bufera sollevata dalle intercettazioni illegali ("ci sono delle indagini in corso") ma non rinuncia ad appellarsi ai fatti: "Nelle 344 pagine dell'ordinanza non esiste una riga che parli di intercettazioni. Telecom non fa intercettazioni, collega solo le procure attraverso le linee". Il manager perde il suo aplomb e alza la voce solo quando arriva a descrivere "l'ultimo atto" di questa campagna. "Sono indignato: la deposizione di una persona che ha tentato un ricatto (sui conti in Svizzera, ndr) è diventata realta'" su un quotidiano. "Io e l'ad Carlo Buora lo abbiamo denunciato, su quei conti non c'era niente di irregolare". "E' stato coinvolto anche Puri Negri - ha aggiunto Tronchetti - a cui è stato attribuito l'acquisto di azioni Unim: io, come Buora e Puri, siamo persone per bene".