Notizie Notizie Italia Titoli di Stato Ue, rendimenti in calo. BTP ai minimi da fine 2024, aspettando BTP Valore

Titoli di Stato Ue, rendimenti in calo. BTP ai minimi da fine 2024, aspettando BTP Valore

16 Ottobre 2025 10:43

Mentre è tutto pronto per la nuova emissione del BTP Valore e in attesa dell’annuncio dei tassi minimi garantiti che verranno comunicati venerdì 17 ottobre, sotto osservazione i rendimenti dei titoli di Stato europei in calo, con i Btp che si avvicinano ai minimi di fine 2024.

Osservando i movimenti odierni sul terminale Bloomberg, il rendimento del decennale italiano è al 3,379% (ieri era al 3,36%, con un rendimento ai minimi da dicembre 2024). Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco viaggia a in area 81 punti base.

Titoli di stato Ue, rendimenti in discesa

Rendimenti Ue nel complesso in discesa soprattutto grazie a un clima più disteso sul fronte francese, con un certo ottimismo sui due voti di fiducia all’Assemblea Nazionale Francese.

Analizzando il mercato obbligazionario globale nel complesso, Suparna Sampath, fixed income investment product specialist di Vanguard Europe, parla di “incertezza sul fronte delle politiche in Europa” e sottolinea proprio come “i mercati obbligazionari europei siano alle prese con un periodo di accentuato rischio politico e fiscale“.

Non solo BTP sotto la lente

“Il fatto che i titoli di Stato vengano comprati alimenta ancor di più l’ipotesi di una ricerca di sicurezza di fronte ai rialzi estremi dei mercati azionari che al momento risultano ancora in fase di test tecnici sui massimi”. E’ di questa idea David Pascucci di XTB che ricorda l’imminente nuova emissione del BTP Valore. Il collocamento, che partirà lunedì 20 ottobre chiamato a dare ulteriore prova dell’appetito per la carta italiana da parte dei piccoli investitori, avviene “proprio a ridosso dei minimi annuali pertanto – spiega l’esperto – sarà importantissimo osservare quale sarà il rendimento a ridosso dell’emissione di questo titolo tra il 20 e il 24 ottobre“.

Non c’è solo il caso italiano. “Tutti i titoli di Stato hanno visto un ridimensionamento dei rendimenti con un ribasso generalizzato – afferma Pascucci -, come ad esempio quello del Gilt Uk che si é portato a ridosso del 4,5% di rendimento dai 4,75% dei giorni scorsi, oppure la discesa dei rendimenti del Bund che si porta sotto il 2,6% di rendimento. In sostanza, nel lungo termine i rendimenti si stanno aggiustando in base alle dinamiche dei tassi che per quest’anno sono stati solamente tagliati e i prossimi sono in arrivo anche da parte della Fed”.

Bce: prospettive su tagli e scenario macro. La view di Capital Group e ING

A fine ottobre il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (Bce) tornerà a riunirsi a Firenze. Le aspettative del mercato sono al momento per una pausa nei tassi. Tra gli economisti si sta facendo sempre più strada la prospettiva che l’Eurotower potrebbe aver terminato i tagli dei tassi. Sulla questione Christine Lagarde, presidente Bce, non si è sbottonata nel corso di una intervista a CNBC a margine dei lavori per il meeting Fmi e World Bank, ma ha preferito usare la consueta frase relativa alle decisioni di politica monetaria: ossia “dipendiamo dai dati e con decisioni prese di meeting in meeting”.

Che la Bce abbia possa mantenere il costo del denaro invariato è una tesi portata avanti anche dagli economisti di ING che sottolineano come “la Bce si senta attualmente molto a suo agio in quella che definisce una buona posizione“. Le previsioni di crescita elaborate da Francoforte vedono l’economia dell’Eurozona crescere di poco più dell’1% ogni anno e l’inflazione stabilizzarsi al 2% nei prossimi anni. Dunque, ci sono davvero pochi motivi per cambiare la sua posizione di politica monetaria.

Una posizione condivisa anche da Beth Beckett, economista di Capital Group. “Ad oggi, riteniamo che la Bceabbia concluso il suo ciclo di tagli e che manterrà i tassi invariati al 2% fino al 2026, quando potrebbe procedere a un rialzo di 25 punti base sia nella riunione di marzo che in quella di giugno”.

Da aprile, ricorda ancora l’economista, l’inflazione primaria è rimasta sostanzialmente stabile al 2%, ovvero l’obiettivo fissato dalla Bce. Dalle sue ultime proiezioni macroeconomiche (pubblicate a settembre) emerge che l’inflazione scenderà ben al di sotto dell’obiettivo (all’1,6%) nel primo trimestre del 2026, poiché l’ulteriore calo della crescita dei salari ridurrà l’inflazione dei servizi, mentre i prezzi dei generi alimentari e dell’energia rimarranno contenuti.