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Tim: finisce l’era Genish, frattura finale con Elliott su separazione rete

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L’amministratore delegato di Telecom Italia Amos Genish lascia la guida del gruppo. E’ arrivata l’ufficialità con la rottura che si è consumata nelle ultime ore dopo che a più riprese nelle ultime settimane si erano rincorse le voci di un cambio ai vertici con il top manager ormai inviso alla maggioranza del cda che è espressione del fondo Elliott.

Deleghe ad interim al presidente Fulvio Conti, il 18 la scelta del nuovo ad

Il consiglio di amministrazione di TIM, riunitosi in data odierna, ha revocato con decisione assunta a maggioranza e con effetto immediato tutte le deleghe conferite al consigliere Amos Genish e ha dato mandato al Presidente di finalizzare ulteriori adempimenti in relazione al rapporto di lavoro in essere con lo stesso. Le deleghe revocate al consigliere Amos Genish sono state provvisoriamente assegnate al presidente del consiglio di amministrazione. Il presidente del comitato nomine e remunerazione ha provveduto alla convocazione dello stesso comitato per gli adempimenti di sua competenza relativamente alla individuazione del nuovo amministratore delegato. È stata convocata una nuova riunione del consiglio di amministrazione per il giorno 18 novembre al fine di provvedere alla nomina di un nuovo amministratore delegato.

Nei mesi scorsi tra i nomi che erano circolati, potenzialmente graditi al fondo di Paul Singer, spiccavano quelli di Luigi Gubitosi, già all’interno del board di Tim, oppure Alfredo Altavilla, che ha lasciato Fca dopo la mancata nomina come ceo a seguito della scomparsa di Sergio Marchionne.

Attesa per contromosse di Vivendi

Lo scontro finale, stando a quanto riportato da Bloomberg News, si è consumato sulla strategia che il maggiore operatore di telefonia in Italia intende portare avanti soprattutto sul fronte separazione della rete. Genish, arrivato in Tim come espressione di Vivendi, ha evidenziato posizioni contrastanti con Elliott sui piani per separare la rete fissa della compagnia.

 

Vivendi spingeva affinché il vettore mantenesse il controllo della rete fissa, mentre Elliott è di parere differente aprendo anche alla cessione di oltre il 51%. Questa mattina la sfiducia sarebbe arrivata da 10 dei 15 consiglieri Telecom dopo una conference call per discutere la sua posizione.

A questo punto Vivendi, primo azionista di Tim con quasi il 24%, potrebbe chiedere la convocazione di una nuova assemblea per cercare di riprendersi la maggioranza in cda. 

 

A Piazza Affari il titolo TIM è partito di slancio oggi arrivando a +3% circa (massimo a 0,5464 euro) per poi invertire la rotta e alle 10:20 cede oltre l’1,5%.

 

Il nodo rete

Negli ultimi giorni è divenuta sempre più concreta la possibilità di una integrazione della rete Tim con quella di Open Fiber, sotto la regia del governo. Genish ha però specificato che l’operazione è gradita a patto che il controllo rimanga in mano alla maggiore tlc italiana. “Tim è favorevole alla creazione in Italia di un singolo network di Rete per evitare inutili duplicazioni di investimenti infrastrutturali e siamo aperti a possibili collaborazioni con Open Fiber – sono state le parole di ieri di Amos Genish – . L’azienda rimane convinta che Tim rimanga il soggetto tenuto a controllare la Rete in Italia, come avviene in tutti gli altri Paesi. Solo mantenendo il controllo della Rete potremo garantire gli attuali livelli di investimenti e occupazionali. Ogni tentativo di separazione proprietaria della Rete non porrebbe solo a rischio il futuro aziendale di Tim, ma anche lo sviluppo digitale del Paese”.