Tassi Bce, verso lo stop ai tagli: cosa conviene ora tra fisso e variabile?
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Giovedì 11 settembre si terrà la nuova riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea. In questo meeting si deciderà se confermare o no l’attuale livello dei tassi di interesse. Al momento il tasso sui depositi è al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.
Secondo la maggior parte degli analisti, l’Eurotower dovrebbe mantenere invariati i tassi; il ciclo di riduzioni del costo del denaro, avviato a giugno 2024, sembrerebbe dunque essersi concluso, anche se alcuni economisti non escludono un ulteriore taglio entro la fine dell’anno.
I tassi di interesse oggi
La decisione della Bce, lo scorso luglio, di lasciare invariati i tassi di interesse ha determinato una sostanziale stabilità degli indici Euribor nelle ultime settimane. Nelle rilevazioni del 1° settembre realizzate da MutuiOnline.it, l’Euribor a 3 mesi si è attestato al 2,07%, mentre quello a 1 mese all’1,88%. Le proiezioni per i prossimi mesi indicano una leggera flessione, che potrebbe portare gli indici a scendere sotto l’1,90% tra il primo e il secondo trimestre del 2026.
Diversa la dinamica per l’IRS, utilizzato come riferimento per i mutui a tasso fisso. Negli ultimi mesi si è registrato un progressivo rialzo: dal 2,50% di marzo fino ai valori rilevati il 1° settembre, pari al 2,97% per la scadenza a 30 anni e al 2,98% per quella a 20 anni.
Nicoletta Papucci, portavoce di MutuiOnline.it, commenta: “Alla luce delle attuali condizioni economiche nell’Eurozona ci aspettiamo che la Bce decida di lasciare i tassi invariati anche nella riunione di giovedì prossimo, coerentemente con l’approccio prudente adottato negli ultimi anni“.
Quanto si risparmia con il mutuo a tasso fisso e variabile
Questo scenario si traduce in una sostanziale stabilità dei tassi e in un rinnovato interesse da parte dei consumatori per soluzioni “come i mutui a tasso variabile o per formule ibride come il mutuo a tasso misto o variabile con cap, che negli ultimi mesi hanno superato il 6% delle richieste, livello che non si registrava da inizio 2023”, spiega Papucci.
Secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline.it, ad agosto il Tan medio dei mutui variabili a 20 e 30 anni si è attestato al 2,71%, in linea con luglio e ben 150 punti base sotto il livello di un anno fa, quando era al 4,14%. Per un mutuo ventennale da 150mila euro ciò significa una rata mensile di 810 euro, contro i 920 euro di agosto 2024: un risparmio di 110 euro al mese e di quasi 26.500 euro sul costo complessivo del finanziamento. Le condizioni risultano più favorevoli anche rispetto a sei mesi fa: a febbraio il Tan medio era al 3,66% e la rata del mutuo considerato arrivava a 882 euro, cioè 72 euro in più al mese.
Sul fronte dei mutui a tasso fisso, invece, si registra un lieve rialzo nell’ultimo mese. Il Tan medio è salito dal 3,15% di luglio al 3,23% di agosto. Applicato allo stesso mutuo ventennale da 150mila euro, ciò si traduce in una rata mensile di 849 euro, pari a 39 euro in più rispetto al tasso variabile, con un costo totale superiore di circa 9.356 euro sull’intera durata del finanziamento.
Tassi ancora fermi?
Per molti esperti, la Bce manterrà invariati i tassi. Come spiega Carsten Brzeski, global head of macro di ING: “l’accordo commerciale tra Stati Uniti e UE, una crescita del PIL decente nel secondo trimestre e indicatori del sentiment delle imprese in continuo miglioramento hanno rafforzato, anziché indebolire, le ragioni per optare per una pausa nella riunione di settembre”.
Anche Isabel Schnabel, responsabile delle politiche della Banca centrale europea e la più influente tra i falchi Bce, ha detto di non vedere la necessità di ulteriori tagli e che l’attuale tasso di policy del 2% potrebbe stimolare leggermente un’economia già vivace: “credo che l’economia sia già leggermente accomodante e quindi non vedo il motivo per un ulteriore taglio dei tassi nella situazione attuale”, ha dichiarato l’economista tedesca in un’intervista a Reuters.