Tassi Bce e Fed, divergenza in scena anche a ottobre. A Francoforte colombe e falchi aspettano dicembre
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Banche centrali protagoniste assolute della prossima settimana, con le due big che “si divideranno” la scena. La prima è la Federal Reserve, con la due giorni del Fomc in calendario il 28-29 ottobre, la seconda è la Banca centrale europea (Bce) con il consiglio direttivo che si riunirà il 30 ottobre in trasferta a Firenze (sarà ospite della Banca d’Italia).
E proprio come è avvenuto nei mesi scorsi, i due istituti centrali portano avanti due politiche monetarie che viaggiano su binari differenti: la Fed è pronta ad annunciare un nuovo taglio del costo del denaro (con una probabilità pari al 96,7% di rivedere i Fed funds nel range 3,75-4%) dopo quello di settembre (il primo da dicembre 2024) e la Bce è attesa mantenere ancora fermi i tassi.
Se per i meeting di fine ottobre i “giochi” sembrano fatti, l’attenzione sembra correre già alla riunione di dicembre (soprattutto per la Bce).
Tassi Bce, tre ragioni chiave per guardare già a dicembre
Non sono attese sorprese nella riunione di ottobre della Bce, con i tassi che dovrebbero resta fermi. Il Consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde probabilmente riterrà i rischi sui prezzi equilibrati o vicini all’equilibrio nella dichiarazione di politica monetaria che seguirà la riunione di questo mese, rafforzando l’ottimismo già osservato a settembre.
Bloomberg Economics “prevede che la Bce lascerà i tassi di interesse invariati in futuro. Tuttavia, le prospettive per l’area dell’euro indicano ancora la necessità di ulteriore supporto monetario, lasciando i rischi orientati verso un ulteriore allentamento nel 2026”.
Anche gli economisti di Ing non si attendono colpi di scena nella prossima riunione ma invitano a guardare al meeting di dicembre “poiché le probabilità di un taglio dei tassi sono ancora superiori a quanto previsto attualmente dai mercati”.
Guardando all’incontro di fine ottobre, la banca olandese spiega che sono poche le informazioni disponibili. “Dall’ultima riunione di politica monetaria della Bce a settembre, i dati pubblicati sono stati scarsi e inconcludenti. Mentre gli indici PMI e gli indicatori del sentiment economico della Commissione Europea sono leggermente aumentati a settembre, i dati concreti di agosto – relativi a consumi e produzione industriale – sono stati deludenti”. “Solo i dati PMI e l’indice Ifo tedesco saranno pubblicati prima di giovedì – ricorda Carsten Brzeski, global head of macro -. Dati chiave come l’inflazione, le stime del Pil del terzo trimestre e i dati sul sentiment arriveranno tutti il giorno della decisione della Bce. Un tempismo davvero infelice“.
L’altra questione è di natura politica. “Con la situazione politica francese che ha evitato un’ulteriore escalation, per ora, e i mercati finanziari apparentemente a loro agio con l’attuale instabilità politica, la necessità di un intervento della BCE è ancora minore rispetto a settembre”, segnala ancora l’esperto indicando che i commenti dei funzionari della Bce dopo la riunione di settembre suggeriscono che la tensione latente tra colombe e falchi non si sia ulteriormente intensificata.
“Sembra piuttosto che ci sia un accordo tacito di attendere fino alla riunione di dicembre – avverte l’esperto -. Se Isabel Schnabel ha affermato che la Bce dovrebbe mantenere l’attuale livello dei tassi di interesse, citando rischi al rialzo per l’inflazione, il nuovo governatore della banca centrale austriaca, Martin Kocher, ha osservato che ci sono “uguali probabilità” di un taglio o di un rialzo dei tassi come prossima mossa della Bce”. I commenti più frequenti ribadiscono semplicemente l’ormai familiare mantra che la Bce si trova in una “buona posizione”.
Perchè la riunione di dicembre potrebbe ancora portare un taglio dei tassi
Gli sviluppi delle ultime settimane non hanno fatto nulla per cambiare l’opinione secondo cui l’asticella per un ulteriore taglio dei tassi da parte della Bce sia alta. In realtà, la Bce attualmente si sente molto a suo agio in quella che definisce una “buona posizione”. Considerando che le previsioni di crescita della Bce indicano che l’economia dell’eurozona crescerà di poco più dell’1% all’anno e che l’inflazione si stabilizzerà al 2% nei prossimi anni, ci sono davvero pochi motivi per modificare la sua politica monetaria.
Ma Carsten Brzeski mette, tuttavia, in evidenza un tema: “ci sono ancora alcune valide argomentazioni accomodanti che potrebbero costringere la banca centrale a tagliare nuovamente i tassi nella riunione di dicembre. Basti pensare all’impatto negativo ritardato dei dazi statunitensi, al rafforzamento del tasso di cambio dell’euro, alla politica francese o a un ritardo nello stimolo fiscale della Germania. Se uno di questi rischi al ribasso si materializzasse, possiamo aspettarci che la Bce adotti uno o due ulteriori tagli dei tassi”.