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Tassa minima globale, accordo storico al G7. Cos’è e come funzionerebbe

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Accordo storico tra i ministri delle finanze dei paesi del G7 per la creazione di un’aliquota minima globale sulle società di almeno il 15%. L’accordo dovrebbe costituire la base di un accordo globale. L’intento è quello di porre fine a quella che il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, ha definito una “corsa al ribasso di 30 anni della tassazione sulle società con i paesi che competono per attirare le multinazionali.

L’adozione di un’aliquota globale minima del 15% sui profitti d’impresa è volto a contrastare i paradisi fiscali e far decadere la necessità di una tassazione ad hoc per i colossi web. L’intento è quindi scoraggiare le multinazionali dal trasferire i profitti verso paesi a bassa tassazione, indipendentemente da dove vengono effettuate le loro vendite.

“Le possibilità di un accordo globale sono notevolmente aumentate. Ora dobbiamo fare l’ultimo miglio per espandere questo consenso a tutti i membri del G20 e a tutti i Paesi coinvolti nel quadro inclusivo dell’Ocse”, ha detto il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni.

Ma come funzionerebbe l’aliquota fiscale minima globale? Prima di tutto si applicherebbe solo ai profitti esteri. Pertanto i governi potrebbero ancora fissare qualsiasi aliquota d’imposta locale sulle società, ma se le aziende pagano aliquote più basse in un determinato paese, i loro governi nazionali potrebbero “ricaricare” le tasse all’aliquota minima, eliminando il vantaggio di spostare i profitti.

E’ previsto un meccanismo per imporre alle Big Tech di pagare le tasse dove registra le vendite.