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Taglio Irpef ceto medio (aliquota 38%) e riduzione progressività, UNC non ci sta e chiede riduzione prime due aliquote

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Le parole del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, hanno aperto il dibattito in vista di una riforma dell’Irpef. Oggi son circolate ipotesi di una riforma delle aliquote Irpef, con la possibile riduzione da 5 a 4 aliquote.

L’Unione Nazionale Consumatori interviene sull’argomento rispondendo anche all’opinione del Consiglio nazionale dei commercialisti di ridurre la curva di progressività in corrispondenza dei redditi che pagano l’aliquota del 38 per cento. “L’Irpef è l’unica imposta progressiva rimasta. Considerato che per l’art. 53 della Costituzione il nostro sistema tributario dovrebbe essere informato a criteri di progressività, ridurre la curva di progressività dell’unica imposta che ancora rispetta questo principio di equità sarebbe l’opposto di quello che serve al Paese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Più che ritoccare l’Irpef, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona.

“Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota del 23% o la seconda del 27% che andrebbero ridotte, abbassamento di cui comunque si avvantaggerebbero anche i ceti più abbienti, non certo quella intermedia del 38%, sia per un fatto di giustizia sociale sia perché i redditi medio bassi hanno una propensione marginale al consumo maggiore rispetto ai ceti medio alti, e quindi, aumentando il loro reddito disponibile si avrebbe un maggior effetto sui consumi” conclude Dona.