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Svalutazione da 2 miliardi mette al tappeto Telecom, in linea ricavi ed ebitda trimestrali

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Venerdì difficile per il titolo Telecom Italia che cede oltre il 5% in area 0,51 euro dopo che ieri nell’intraday si era spinto fino a 0,55 euro. Ieri sera è arrivata la doccia fredda della svalutazione da 2 miliardi di euro dell’avviamento domestico che spinge in perdita il risultato netto dei primi 9 mesi dell’anno.

L’intenzione iniziale del ceo Amos Genish era di far slittare la svalutazione al 2019 in concomitanza con l’approvazione del bilancio 2018, ma la pulizia si è resa necessaria alla luce del difficile scenario in Italia tra la pressione competitiva aumentata dall’arrivo di Iliad in Italia e anche l’aumento dello spread e le dinamiche dei tassi che rendono più caro il costo del capitale e del debito.
La notizia ha affossato il titolo che ha aperto con un tonfo del 5% sotto quota 0,52 euro.

L’ultima svalutazione di Tim risale al 2012 sotto la guida Bernabè. La decisione ai tempi fu dettata dall’aumento dei tassi con la crisi del debito che aveva fatto schizzare lo spread Btp-Bund oltre quota 500 pb. I livelli attuali dello spread in area 300 pb sono decisamente più contenuti ma l’aumento del costo del capitale va a riflettersi sul valore attualizzato dei flussi di cassa futuri per determinare l’avviamento.

I numeri trimestrali e a 9 mesi. L’utile netto si attesta a 1,2 miliardi di euro prima della svalutazione dell’avviamento domestico, a seguito della quale il dato risulta negativo per 0,8 miliardi di euro. Tale svalutazione, decisa a seguito del processo di impairment test, non ha impatti sui flussi di cassa ed è dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio ed ai più alti tassi di interesse. La svalutazione non modifica le priorità strategiche del Piano triennale e non tiene conto delle revisioni che saranno prossimamente sottoposte all’approvazione del Consiglio di Amministrazione con l’obiettivo di un continuo miglioramento della performance operativa e finanziaria della società.
L’ebitda organico dei nove mesi si attesta a 6,2 miliardi di euro e risulta stabile rispetto allo stesso periodo del 2017 (al netto della componente non ricorrente e degli altri “one-off”). Tale risultato beneficia dell’effetto positivo della crescita del Brasile (+12,5%) e sconta una contenuta flessione della componente Domestic (-2,3%).

Sostanzialmente in linea con le attese ricavi ed ebitda trimestrali. I ricavi confrontabili del terzo trimestre 2018 ammontano a 4.705 milioni di euro, in linea con le attese. L’ebitda confrontabile ammonta a 2.112 milioni di euro, in miglioramento di 13 milioni di euro (+0,6%) rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente (2.099 milioni di euro). L’incidenza sui ricavi è pari al 44,9% (42,8% nel terzo trimestre 2017).

Target debito/ebitda 2018 non confermato. Tim taglia gli obiettivi di debito. In considerazione di numerosi fattori fra cui, a titolo non esaustivo, la multa connessa al procedimento Golden Power, il consolidamento di un contesto competitivo avverso e le tensioni in ambito regolatorio nel mercato domestico, nonché l’indebolimento del tasso di cambio del Real brasiliano, la maggiore tlc italiana non conferma il rapporto fra Indebitamento finanziario netto rettificato ed ebitda a circa 2,7x a fine 2018, ante fabbisogni finanziari per l’acquisizione dello spettro.

Il Cda ha preso atto dell’avanzamento del processo di valorizzazione di Persidera, oggetto di mandato all’amministratore delegato, con una trattativa in esclusiva in corso per la dismissione della quota in portafoglio di TIM. Nessuna novità invece per quanto concerne la vendita di Sparkle.