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Stati Uniti: balzo delle payrolls a febbraio, ma i salari rallentano. Che farà ora la Fed?

Il Dipartimento del Lavoro Usa ha pubblicato gli aggiornamenti su disoccupazione, nuovi posti di lavoro e salari. Ecco cosa aspettarsi dalla Fed nella riunione di fine mese alla luce di …

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Il mercato del lavoro negli Stati Uniti si conferma solido. A febbraio il tasso di disoccupazione è rimasto invariato per il quinto mese consecutivo al 4,1%, sui minimi da febbraio 2001. E se gli analisti si aspettavano un ulteriore calo al 4%, la variazione degli occupati nei settori non agricoli, le cosiddette non-farm payrolls, sono balzate ben oltre le attese. Nel mese sono stati infatti creati 313mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli, superiore alle attese di 205mila nuove unità. Rivisti anche i dati di dicembre e gennaio, rispettivamente, a 175mila unità (da 160mila) e a 239mila unità (da 200mila). La crescita dei salari è stata del 2,6% rispetto all’anno prima, in rallentamento dal precedente 2,9% (quest’ultimo il ritmo maggiore da giugno 2009).

“Il report di oggi è stato decisamente incoraggiante per quanto riguarda i numeri sia di febbraio (il valore più alto da luglio 2016, preceduto in quell’occasione da un dato debole legato alla Brexit) sia dei mesi precedenti”, commenta Vincenzo Longo, market strategist di IG. Dopo le scosse create dai dati di gennaio, l’attenzione oggi era incentrata più sulla crescita dei salari, che ha un pochino deluso le attese. Ora il focus rimane sull’inflazione, i cui dati di febbraio saranno pubblicati martedì.

Le indicazioni sul mercato del lavoro degli Stati Uniti finiranno direttamente sul tavolo della riunione della Federal Reserve del prossimo 20-21 marzo, dove con molta probabilità sarà deciso il primo rialzo dei tassi del 2018. Sarà la prima riunione con a capo il nuovo presidente Jerome Powell. “Non crediamo che le figure odierne cambino le strategie della Federal Reserve – sostiene l’esperto di IG – Continuiamo ad aspettarci tre rialzi dei tassi per l’anno in corso”. Se da un lato, la riforma fiscale spingerebbe la crescita economica vicino al suo potenziale massimo, dall’altro, le nuove misure protezionistiche annunciate da Trump potrebbero alimentare una guerra commerciale in grado di ridurre la crescita globale.