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Spread, Cimbri: non dobbiamo abituarci a livelli non sani per la nostra economia

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“Ci si abitua a tutto, ma ci stiamo abituando a un livello di spread che non è sano per la nostra economia nel lungo periodo”. Così Carlo Cimbri, ad di Unipol Group, a margine di un incontro in Assolombarda nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, ha commentato l’impennata del differenziale tra Btp e Bund nelle ultime ore. Questo livello, ha aggiunto Cimbri, “Non è dovuto solo ai fondamentali dell’economia italiana, ma anche a un rischio di instabilità che i mercati vedono. Bisogna modificare questa percezione facendo bene le cose per sostenere l’economia e ridurre il debito”.
Per quanto riguarda il volatility adjustement (il meccanismo previsto da Solvency II per correggere le oscillazioni degli spread), alla domanda se possa già scattare su questi livelli per Unipol, l’ad ha chiarito: “Credo di sì, comunque il meccanismo è in corso di revisione: siamo fiduciosi che possa essere adattato e diventare più lineare per la sua applicazione e meno a strappi”.
A detta delle compagnie assicurative italiane, questo meccanismo non ha mai funzionato a dovere e così gli operatori italiani dell’industry assicurativa avevano chiesto esplicitamente una rapida modifica. Il compito del volatility adjustment è quello di fissare i criteri ai quali gli assicuratori devono attenersi per i fondi di garanzia, con l’effetto di liberare per le compagnie italiane gli investimenti bloccati sul breve termine (come tutela contro la volatilità dei tassi di interesse), e utilizzarli come risorse a lungo termine, rispettando così le caratteristiche di investimento del settore.