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Smart cities e big data: un’opportunità per proteggere meglio le persone e le città

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Secondo uno studio elaborato da AXA nel 2030 la popolazione mondiale vivrà per il 60% nelle città, una situazione che rende infatti i centri urbani più vulnerabili ed esposti all’impatto di rischi nuovi o emergenti.

La capacità di anticipare e gestire questi rischi, con risposte innovative rese possibili dalla tecnologia e nel rispetto del clima, è un aspetto al centro dell’agenda italiana e europea, sul quale protagonisti del mondo economico e sociale, scientifico e istituzionale si sono confrontati nell’edizione 2016 dell’AXA-Bocconi Seminar.

La transizione verso le cosiddette smart cities avverrà sfruttando l’evoluzione apportata dalle nuove tecnologie, dalla sharing economy e dall’Internet of Things, che rivoluzionerà modo di vivere, di lavorare, di muoversi e abitare i centri urbani.

Al centro di questo cambiamento è fondamentale essere in grado di saper sfruttare la straordinaria potenzialità dei big data.

Un tema che secondo Gartner interessa il 76% delle aziende intervistate, che hanno dichiarato di aver investito o di voler investire nei prossimi due anni, valore in crescita rispetto al biennio precedente.

Un dato che risulta ancora più consistente quando si analizza il settore retail, servizi e assicurazioni, dove l’80% delle imprese ha già investito in tecnologie utili al processamento dei big data, o intende farlo entro due anni.

Con 42 miliardi di oggetti connessi raggiunti nel 2015 e stimati a 155 miliardi nel 2025, lo sviluppo delle città intelligenti passa anche dalla crescente integrazione di reti che alimentano un ecosistema socio-economico caratterizzato dalla sharing economy, dalla condivisione e dallo scambio di beni e servizi tra aziende e persone e tra persone e persone, e molto meno dalla logica del possesso.

Uno scenario disruptive per la governance delle città, che apre nuove opportunità e rivoluziona tradizionali modelli di business, dall’assicurativo ai trasporti, dall’energia alla security. La vera sfida è capire come gestire e estrarre valore da una mole di dati mai vista prima.

Dopo il saluto di Andrea Sironi, Rettore dell’Università Bocconi, l’evento ha visto la partecipazione e il dibattito, tra gli altri, di: Emanuela Prandelli, LVMH Associate Professor in Fashion and Luxury Management, Università Bocconi; Giuseppe Gatti, Membro del Cda, GDF SUEZ Energia Italia – ENGIE; Stefano Coiro, Regional Director, Utilities and Energy, Ericsson; Andrea Saviane, Country Manager Italia, BlaBlaCar; Frédéric de Courtois, Amministratore Delegato AXA Italia e Flavio Piccolomini, Amministratore Delegato Italia e CEO Continental Europe and Africa, Marsh, moderati dal giornalista de Il Sole 24 Ore Luca De Biase.

L’impegno di AXA su questi temi è via via crescente. Nel 2015 la Compagnia ha deciso di disinvestire 500 milioni di euro in società esposte in attività connesse con combustibili fossili, e di pianificare entro il 2020, 3 miliardi di investimenti in energia green.

Parallelamente per il triennio 2015-2018, 35 milioni di euro sono riservati alla ricerca accademica sul clima e i rischi ambientali, e 200 milioni sono destinati a progetti di start-up nel campo delle innovazioni strategiche nel settore assicurativo, asset management, industria dei servizi tecnologici finanziari e dei servizi sanitari.

“Siamo stati pionieri nella sharing economy in Italia – conclude Frédéric de Courtois, Amministratore Delegato AXA Italia – con la partnership con BlaBlaCar, la più grande community al mondo per i viaggi in auto condivisi. La grande novità della economia collaborativa è che la tecnologia ha reso possibile lo scambio di fiducia tra sconosciuti. E noi abbiamo scelto di proteggere questo capitale di fiducia”.