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Shock Italia: ora su Pil governo M5S-Lega è più pessimista di Ue e Bankitalia

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Altro che quel target di crescita dell’1,5% previsto per il Pil italiano nel 2019, rivisto a malincuore dal governo M5S-Lega a +1% nel corso delle trattative con la Commissione europea. E altro anche quel tasso di crescita del Pil al +0,6% (rivisto al ribasso dal +1% delle previsioni precedenti), stimati da Bankitalia e dal Fondo Monetario Internazionale. Ora, perfino le stime della Commissione europea, oggetto di un pesante downgrade dal +1,2% dell’outlook precedente ad appena +0,2% sono migliori di quelle che, secondo i rumor riportati da Reuters e Il Sole 24 Ore, l’esecutivo sarà costretto a snocciolare con la pubblicazione imminente del Def.

Il ministro dell’economia Giovanni Tria e colleghi sarebbero pronti infatti a tagliare le stime di crescita del Pil italiano per il 2019 ad appena +0,1%, a fronte di un Pil programmatico fissato in precedenza a +1%.

Proprio per la crescita minore, il rapporto deficit-Pil dovrebbe essere rivisto al rialzo dal 2,04% al 2,4% del Pil (proprio il target pomo della discordia che aveva provocato lo scontro con l’Unione europea nel corso delle trattative sulla legge di bilancio).

Da ricordare che il target deficit-Pil era stato stabilito in base a una crescita prudenziale dello 0,6%. La fonte di Reuters ha confermato tuttavia la fiducia del governo nel decreto crescita, precisando che la misura potrebbe portare il Pil a crescere dello 0,2% e a tagliare il deficit al 2,3%.

Il Sole 24 Ore riporta le stesse indiscrezioni: “Def, crescita ferma a +0,1% e deficit verso quota 2,4%”, è il titolo dell’articolo.

“La crescita di quest’anno, secondo gli ultimi dati elaborati dal Mef, si ferma allo 0,1%, contro l’1% programmato a dicembre”.

Sono questi, quelli del Pil e del deficit Pil, “i due numeri chiave con cui il Documento di economia e finanza certificherà gli effetti della frenata congiunturale e le sue ricadute sulla finanza pubblica. “Il quadro tendenziale – precisa il Sole – è ancora provvisorio, anche perchè prima dell’appuntamento del 10 aprile con il consiglio dei ministri sono attesi dall’Istat i dati con l’aggiornamento dei conti trimestrali della Pubblica amministrazione e la produzione industriale di febbraio. Ma i ritocchi difficilmente potranno essere superiori al decimale, verso una n crescita allo 0,2% e un deficit al 2,3%, anche alla luce degli ultimi calcoli sulla spesa per interessi con uno spread che rimane alto (ieri ha chiuso a 248) ma 20-30 punti sotto i livelli presi a riferimento a dicembre”.

Proprio sullo spread ieri il quotidiano La Repubblica aveva parlato di una spesa per interessi che nel 2021 sarebbe destinata a salire a 76 miliardi all’anno, pari al 4% del Pil.

Pil, ora stime Bankitalia sono migliori

Quando l’Fmi aveva osato, direttamente da Davos, abbassare le stime sul Pil italiano ad appena +0,6% dal +1% precedente, definendo contestualmente l’Italia un rischio globale, il governo giallo-verde era letteralmente insorto, con il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini che era sbottato: Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è l’Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”.

Lo stesso ministro dell’economia Giovanni Tria si era mostrato stizzito:”Non credo che l’Italia sia un rischio né per l’Ue né globale”, in realtà il rischio viene dalle “politiche consigliate dal Fmi”.

A permettersi di rivedere al ribasso il target sulla crescita italiana era stata anche Bankitalia, che era stata costretta a fare i conti con l’ira di Paolo Savona, ora presidente della Consob ed ex ministro degli Affari europei, e con le battute di Luigi Di Maio, che l’aveva accusata di aver formulato “stime apocalittiche”.

Il vicepremier e leader del M5S, in quell’occasione, aveva aggiunto: “Non è la prima volta che le stime di Palazzo Koch poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso”.

E invece no. Governo smentito su tutti i fronti, con una situazione che non è sicuramente da ‘2019 anno bellissimo di Giuseppe Conte’, come dimostrano le ultime indiscrezioni.

Non per niente, dopo i rumor, lo spread BTP-Bund è salito fino a quasi +4%, attestandosi oltre i 257 punti, verso quota 260 punti base, a fronte di un tasso decennale dei BTP che si è avvicinato al 2,53%.

L’Italia è letteralmente scivolata in una condizione di recessione tecnica alla fine del 2018. E che non ci fossero grandi speranze sui mesi successivi era risultato chiaro da diverse dichiarazioni, anche recenti.

Proprio di qualche giorno fa è  l’alert del Fondo Monetario Internazionale, che teme che il Pil italiano scenderà anche nel primo trimestre dell’anno.

Come se non bastasse oggi, subito dopo i rumor sul Def, il Centro Studi di Confindustria ha avvertito nei suoi ultimi Scenari economici che “nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera”. Questo worst-case scenario – hanno sottolineato gli economisti del CSC – potrà essere evitato solo con “l’auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale“.

Confindustria ha rivisto pesantemente al ribasso l’outlook sulla crescita del Pil italiano di quest’anno, dal +0,9% dello scorso anno a una crescita pari a zero.

La revisione è stata spiegata per tre quarti con la minore domanda interna, per un quarto con quella estera.

Alert Pil anche da Bankitalia e da ex FMI

E sempre oggi si è fatta sentire anche Bankitalia, con il governatore Ignazio Visco, che ha sentenzia che in Italia c’è stato “un significativo peggioramento delle condizioni di finanziamento del debito pubblico”.

L’incidenza di fattori esterni all’Italia è stata sì riconosciuta, laddove Visco ha parlato di un’ “aumentata incertezza di natura geopolitica”, che “si sta ripercuotendo sugli scambi internazionali e sulla propensione agli investimenti”.

Di conseguenza, “il quadro economico nell’ultimo anno è nettamente peggiorato anche a causa di questi rischi. Il prodotto mondiale e il commercio internazionale hanno registrato rallentamenti più intensi del previsto nella seconda metà del 2018”.

Detto questo, in occasione della 12esima conferenza annuale organizzata da Bankitalia e dal ministero degli esteri, il numero uno di Palazzo Koch ha sottolineato che “in Italia, dove l’attività economica ha segnato una flessione nello stesso periodo, ai problemi di natura congiunturale si aggiungono quelli strutturali e un significativo peggioramento delle condizioni di finanziamento del debito pubblico”.

Occhio anche all’opinione sull’Italia che è arrivata oggi direttamente da Desmond Lachman, docente presso l’American Enterprise Institute, ex vice direttore della divisione di sviluppo delle politiche e di revisione dell’Fmi e ancora prima responsabile strategist della divisione di mercati emergenti presso Salomon Smith Barney.

Lachman ha scritto che l’Italia sta mordendo la mano che la nutre, irritando – anche con i recenti accordi siglati con la Cina – sia l’Europa che gli Stati Uniti.

L’economista ha messo in evidenza l’atteggiamento sfidante dell’Italia del governo M5S-Lega: “Prima di continuare a provocare i suoi partner economici perseguendo politiche a cui questi partner chiaramente si oppongono, il governo italiano dovrebbe porsi un interrogativo: è davvero questo il momento giusto di mordere la mano di quei paesi a cui potrebbe essere costretta a chiedere aiuto, nel caso in cui scoppiasse una nuova crisi finanziaria?”.

D’altronde, Lachman ha sottolineato che “ci sono troppe indicazioni che segnalano che l’economia italiana è debole e vulnerabile a un nuovo round di crisi del debito sovrano italiano”.

Intanto, mentre da più parti del mondo si levano gli alert sul futuro dell’Italia, i mercati attendono le prossime date chiave.

Oltre a quella del 10 aprile, entro cui il governo dovrà presentare il Def con l’aggiornamento del quadro macroeconomico, c’è la data del 26 aprile, in cui arriverà il verdetto sul rating dell’Italia da parte di Standard & Poor’s, che recentemente ha confermato la valutazione a BBB, con outlook tuttavia peggiorato a negativo da stabile.

Il 30 aprile toccherà all’Istat diffondere la prima stima preliminare relativa al trend del Pil italiano nel primo trimestre, in attesa che quella definitiva, che sarà resa nota a fine maggio.

Tra il 1° e il 7 maggio la Commissione europea pubblicherà le previsioni economiche di primavera sui conti dell’Italia. Il giudizio, atteso per il 6 giugno, potrebbe essere sospeso fino alla Nota di aggiornamento al Def che arriverà a settembre, e essere infine comunicato a novembre.