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Sell off Treasuries e boom rendimenti. Powell (Fed) porta tassi 10 anni a record dal 2011

Il numero uno della Federal Reserve ha parlato di un outlook economico “notevolmente positivo”, aggiungendo che i tassi di interesse a questo punto potrebbero salire anche al di sopra del …

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Campanello d’allarme dal mercato dei Treasuries Usa, dove i rendimenti decennali sono balzati nelle ultime ore al record dal 2011, con un rally che ha colto di sorpresa i trader sia per la sua portata che per la velocità con cui si è manifestato. Il balzo, che è stato il più forte su base giornaliera dalla vittoria di Donald Trump all’Election Day del 2016, è continuato anche nelle contrattazioni overnight, portando i tassi a 10 anni a volare fino al 3,2325%.

Così Chris Weston, responsabile della divisione di ricerca presso Pepperstone Group, ha commentato il balzo dei rendimenti dei bond governativi Usa, che ha interessato anche i tassi a 30 anni, saliti alla vigilia al ritmo più sostenuto degli ultimi due anni.

Il reddito fisso è il centro del mondo finanziario, ed è difficile non parlare di quei movimenti ‘monstre’ che hanno interessato gli scambi Usa nella giornata di ieri”.

Weston ha aggiunto che “è raro assistere a un movimento così forte nei Treasuries Usa”.

Il sell off dei titoli di stato Usa è stato alimentato da una serie di motivi, tra cui le dichiarazioni bullish di Jerome Powell, numero uno della Federal Reserve – che hanno rafforzato le speculazioni su nuovi ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte della Banca centrale americana – e la pubblicazione, alla vigilia, di alcuni dati economici, come l’indice ISM dei servizi, che in Usa ha messo in evidenza una crescita dell’attività al massimo dall’agosto del 1997.

In particolare, Powell ha parlato di un outlook economico “notevolmente positivo”, aggiungendo anche che i tassi di interesse a questo punto potrebbero salire anche al di sopra del livello considerato “neutrale”.

Sul rally dei rendimenti hanno inciso anche le aspettative sul report occupazionale Usa di settembre, che sarà reso noto domani e che, secondo alcuni analisti, potrebbe rivelare un tasso di disoccupazione sceso al 3,8%, al livello minimo dal 1969.

A ruota sono saliti anche i tassi dei bond sovrani del Giappone e dell’Eurozona. Così Rene Albrecht, analista di DZ Bank:

“Se la Fed alzerà i tassi oltre il livello considerato neutrale, allora vorrà dire che l’economia sta facendo molto bene. E questo significa che sarà più facile anche per la Bce alzare i tassi nel 2019; l’impatto sarà visibile soprattutto nei rendimenti a lungo termine dell’Eurozona”.

In tutto questo Bill Gross, ex Pimco, ha dato un’altra ragione al forte sell off che ha colpito i Treasuries alla vigilia. Con un tweet Gross ha motivato gli smobilizzi con l’assenza degli acquirenti stranieri. Molti buyer esteri del debito Usa si sarebbero insomma ritirati: a fare dietrofront, come scritto da Gross – che ora è gestore del Janus Henderson Global Unconstrained Bond Fund – sono state per esempio le compagnie di assicurazione tedesche e giapponesi, a causa di cambiamenti nel costo di hedging.

Il risultato è che i tassi a 30 anni dei Treausuries Usa, sono schizzati ieri di oltre 12,5 punti base al 3,339%, al record dal settembre del 2014; quelli decennali sono aumentati di 12 punti base al 3,179% prima di continuare a salire ulteriormente nelle contrattazioni overnight, fino al 3,2325%. I rendimenti a due anni, che riflettono le aspettative dei mercati su ulteriori strette monetarie, sono balzati al 2,868%, al record dal giugno del 2008, quando superarono il 3%.

Boom anche per i tassi dei Treasuries a tre e cinque anni, che sono saliti entrambi al massimo, rispettivamente, dal dicembre del 2007 e dall’ottobre del 2008.