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Brexit, schiaffo Francia a UK: Macron pronto a porre veto a richiesta estensione Art. 50

Un funzionario governativo francese ha precisato che la Francia è disponibile a valutare una qualsiasi richiesta di estensione dell’Articolo 50 sulla base di due criteri.

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Se è solo per guadagnare tempo, non ci sarà nessuna estensione della Brexit”: forti sono state le dichiarazioni in merito all’opzione Brextension che sono state rilasciate nelle ultime ore dal presidente francese Emmanuel Macron. Le sue parole hanno scosso la sterlina, che ha reagito immediatamente puntando verso il basso:

Ma è da un po’ che la Francia di Macron non sta avendo remore a bacchettare il Regno Unito di Theresa May, facendosi portavoce di un’Europa sempre più esasperata, al limite della pazienza.

Già lo scorso 14 marzo, il presidente aveva avvertito che il Withdrawal Agreement, l’accordo di ritiro del Regno Unito dal blocco europeo, che la premier May ha siglato con Bruxelles sui termini del divorzio – accordo reduce da due sonore bocciature da Westminster – “non era negoziabile”.

Ancora prima, a febbraio, Macron non aveva mancato di esprimere la propria insofferenza sulla saga Brexit, affermando che era arrivato ormai il momento, per i leader britannici, di prendere una decisione su come intendessero concretizzare l’addio degli UK dall’Ue.

In quell’occasione, aveva fatto anche notare che una eventuale proposta di un’estensione dell’Articolo 50 “avrebbe potuto essere accettata solo se a fronte di un chiaro obiettivo”.

Parole più forti sono state proferite nelle ultime ore da un funzionario dell’Eliseo che, stando a quanto riporta Reuters, avrebbe confermato la linea dura di Parigi nei confronti di Londra.

La Francia, ha precisato la fonte, è pronta a esercitare il suo diritto di veto se la richiesta dell’estensione dell’Articolo 50 sarà presentata solo per guadagnare tempo e se si arriverà alla conclusione che il rinvio metterà in pericolo il funzionamento delle istituzioni dell’Unione europea.

La fonte interpellata da Reuters ha risposto affermativamente alla domanda sulla possibilità che la Francia ponga il veto:

“E’ uno scenario possibile, sì, che si concretizzerebbe nel caso in cui le condizioni per un’estensione non venissero soddisfatte“.

E’ bene ricordare che un qualsiasi rinvio dell’Articolo 50 necessita dell’approvazione di tutti i 27 membri dell’Unione europea (28 ancora al momento, con il Regno Unito).

Macron minaccia veto su estensione Art 50

Emmanuel Macron, convinto eurofilo, è stato tra coloro che hanno convinto Bruxelles a non riaprire i negoziati sul Withdrawal Agreeement del Regno Unito.

Il funzionario governativo francese interpellato da Reuters ha precisato che la Francia è disponibile a valutare una qualsiasi richiesta di estensione dell’Articolo 50 sulla base di due criteri: esiste un piano del Regno Unito, o una strategia, che siano credibili, e che possano ottenere la maggioranza a Westminster?

Seconda cosa, quale sarebbe l’impatto (del rinvio dell’Articolo 50) sul funzionamento delle istituzioni europee?).

Di fatto, una estensione al di là della fine di giugno, dunque un mese dopo le elezioni europee di fine maggio, significherebbe che il Regno Unito avrebbe un commissario nel braccio esecutivo dell’Unione europea, parlamentari nel Parlamento europeo e un seggio al Consiglio europeo: ciò significherebbe che Londra potrebbe continuare a esercitare la sua influenza in qualsiasi voto riguardasse il futuro dell’Unione europea, e nello stesso momento in cui cercherebbe di lasciare il blocco.

Certo, lo scenario di “una no deal Brexit non è desiderabile”. Ma “non si tratta di qualcosa che è stato imposto dall’Ue, dalla Francia o da altri stati membri. E’ qualcosa invece che sarà necessario scegliere se, nel corso delle prossime ore e dei prossimi giorni, non verrà presentata alcuna valida alternativa”.

Tutto questo, mentre in un intervento alla radio tedesca Deutschlandfunk, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha ripetuto che l’accordo sulla Brexit non sarà rinegoziato, appellandosi di nuovo a Dio, come aveva già detto lo scorso febbraio

“Quando si tratta di Brexit, siamo nelle mani di Dio. Ma anche la pazienza di Dio ha un limite”.

Tornando a Macron, sicuramente la posizione che ha preso il presidente francese sul caso Brextension farà piacere ai Giuda della premier britannica Theresa May, che non mancano di gravitare nell’orbita del governo UK.

Il Telegraph ha fatto i nomi dei parlamentari britannici conservatori Craig Mackinlay, Daniel Kawczynski e Owen Paterson, che avrebbero avviato trattative con alcuni leader europei, al fine di convincerli a bloccare l’estensione dell’Articolo 50, in occasione del summit di questa settimana del Consiglio europeo, che parte domani, giovedì 21 marzo.

May ha parlato apertamente di crisi politica nel Regno Unito e ha inviato al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk la lettera in cui chiede a Bruxelles la Brextension, l’estensione appunto dell’Articolo 50.

La richiesta è di spostare l’uscita effettiva del Regno Unito dal blocco europeo dal 29 marzo al prossimo 30 giugno, anche se la premier avrebbe incluso nella missiva l’opzione di un rinvio molto più lungo. Ma, a conferma dell’insofferenza crescente dell’Europa e anche della Francia è arrivato il monito del responsabile Ue delle trattative sulla Brexit, Michel Barnier:

“Un’estensione deve essere utile perché ha dei costi, è un prolungamento dell’incertezza, e non possiamo concederla senza vere ragioni“, ha detto il francese Barnier, avvertendo il governo May che non può presentare sia una proposta di un’estensione breve che quella di una proposta lunga.

O è breve o è lunga, la vera questione è a cosa serve”, ha aggiunto.

E ancora: “Io sono una persona semplice, ma dovrebbe essere uno o l’altro, no?”, ha fatto notare con ironia Barnier.