Scalata Mps a Mediobanca, bufera giudiziaria su Lovaglio, Milleri e Caltagirone. Ops a rischio? I possibili scenari
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Un fulmine si abbatte su Mps. A poco più di due mesi dal completamento dell’assalto a Mediobanca, emerge che la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati per i reati di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza l’amministratore delegato della banca senese, Luigi Lovaglio, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il manager Francesco Milleri, ceo di EssilorLuxottica e a capo della holding Delfin.
L’accusa
Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero orchestrato l’operazione di acquisizione di Mediobanca da parte di Mps senza comunicare in modo appropriato alle autorità di vigilanza (Consob, Bce e Ivass) il “concertamento” che avrebbe reso obbligatorio il lancio di un’Opa. Le autorità giudiziarie ipotizzano quindi che l’operazione sia stata preparata “in segreto”, con acquisti coordinati di azioni — prima di Mps e poi di Mediobanca — seguiti da un’ops di scambio che ha portato Mps a detenere la maggioranza del capitale di Piazzetta Cuccia.
Anche le holding interessate (Delfin e il gruppo Caltagirone) risultano coinvolte ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.
I soggetti coinvolti nell’indagine risultano azionisti sia dell’istituto acquirente, MPS, sia della banca acquisita, Mediobanca, con il rischio di influenzare il valore dei rispettivi titoli.
La posizione di Mps e la reazione della Borsa
La banca senese in una nota ha confermato l’avviso di garanzia a Lovaglio e la perquisizione della banca, affermando di essere fiduciosa di poter chiarire la propria correttezza e che collaborerà con le autorità.
Delfin e Caltagirone hanno espresso “totale estraneità” rispetto alle accuse e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole del mercato e delle normative.
La notizia, anticipata ieri dal Corriere, ha innescato ieri forti vendite si sono abbattute sul titolo Mps sceso nel corso della giornata fino ad oltre il 7% per poi recuperare nel finale (-4,5%). Giù anche Mediobanca (-1,9%). E anche stamattina le vendite continuano a imperversare con titolo Mps giù di oltre l’1 per cento.
L’Ops Mediobanca
L’annuncio dell’offerta su Mediobanca da parte dell’istituto di Rocca Salimbeni risale a gennaio, circa due mesi dopo che Roma aveva venduto una quota del 15% in Paschi a un piccolo gruppo di acquirenti, tra cui Caltagirone e la famiglia Del Vecchio. I due investitori che sono anche i maggiori azionisti di Mediobanca.
Monte dei Paschi ha completato l’acquisizione di Mediobanca per 17 miliardi di euro (19,7 miliardi di dollari) a settembre, creando il terzo maggior istituto bancario italiano per asset, in un accordo sostenuto dal governo italiano sotto la Premier Giorgia Meloni.
Riflessi su Mediobanca e Generali
Va ricordato che la scalata a Mediobanca coinvolge indirettamente la partita Generali, di cui piazzetta Cuccia detiene il 13,1%. Inoltre, sia Delfin sia il gruppo Caltagirone detengono quote significative in Mps e in Generali.
Se l’indagine portasse a sanzioni o a un annullamento dell’Ops, la recente architettura di controllo su Mediobanca (e quindi su Generali) potrebbe vacillare, con conseguenze drammatiche sui piani di governance.
I possibili scenari
Il day after si inizia a riflettere sui potenziali scenari che si prospettano, mentre dal mondo politico già si sollevano i primi malumori. Per la maggioranza è intervenuto Claudio Borghi, capogruppo della Lega in Commissione Bilancio al Senato: “Ha dato fastidio un’operazione ben fatta”.
Se l’indagine non porterà a nulla e quindi non emergeranno prove del concerto, il polverone potrebbe chiudersi senza conseguenze e la scalata a Mediobanca restare valida, con la nuova governance stabile.
Il secondo scenario ipotizzabile è invece di sanzioni e revoca dell’Pps: in caso di condanna per aggiotaggio/ostacolo alla vigilanza, azioni di responsabilità potrebbero essere avviate, con ricadute su titoli e credibilità del sistema bancario.