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Sbandata finale per Piazza Affari con Eni e Unicredit KO, si salva Pirelli. Novembre da record per il Ftse Mib

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Incipit di settimana con la retromarcia inserita per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib, reduce da quattro settimane in forte rialzo che hanno portato a un balzo mensile record del 23% a novembre, ha chiuso la giornata in calo dell’1,30% in area 22.060 punti complici le vendite che stanno colpendo oggi Wall Street. Affiorano sui mercati delle prese di beneficio dopo i rialzi record di novembre. Il Black Friday ha segnato un crollo del 52% delle vendite nei negozi fisici compensato solo in parte dal +21,6% degli acquisti online.
In questo primo scorcio di settimana occhi puntati sulle riunioni OPEC/OPEC+ di oggi e domani. I principali paesi produttori di petrolio sono chiamati a decidere se estendere i grandi tagli alla produzione fino al 2021.

In attesa dei responsi dall’Opec, il prezzo del petrolio è sceso con decisione e hanno pagato dazio i titoli oil con Eni scivolata indietro di oltre il 3%, così come Tenaris.

Unicredit affonda, in bilico la posizione del ceo Mustier 

A Piazza Affari protagonista in negativo è stata soprattutto Unicredit, arrivata a cedere quasi il 5% complice l’emergere di tensioni sul fronte governance. Ieri il cda della banca di piazza Gae Aulenti ha tenuto discussioni informali sulla governance in vista del rinnovo del board in programma la prossima primavera. Stando a quanto riferito da vari organi stampa, stanno emergendo divisioni crescenti all’interno del cda sulla strategia da portare avanti nel prossimo futuro soprattutto sul fronte M&A. Sarebbe in bilico la posizione del ceo Jean Pierre Mustier, da sempre contrario a ogni scenario di aggregazione.
L’arrivo di un altro banchiere più gradito al Tesoro potrebbe spalancare la strada alle nozze con Mps con il rischio che si arrivi a un deal a condizioni meno favorevoli per la banca di piazza Gae Aulenti.
In generale si sono mosse in calo anche le altre banche: -3,04% Bper e -0,99% Intesa Sanpaolo. Secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa non ci sarebbe unanimità tra le varie forze di governo in merito alla possibilità di trasformare le DTA in crediti fiscali in caso di aggregazione, così come previsto dalla bozza alla legge di bilancio. Tra le varie proposte, sarebbe emersa la possibilità di introdurre un massimo di 500 mln all’ammontare massimo di DTA trasformabili. Ipotesi che andrebbe a limitare significativamente il beneficio fiscale derivante dalle fusioni, in particolar modo nei confronti di quei soggetti con maggiori DTA trasformabili (MPS 3,6 mld in caso di M&A con Unicredit).
Giornata no anche per Mediobanca (-3,31%) e Poste (-2,9%). 

Si salva Pirelli

Tra i titoli  a schivare le vendite invece spicca Pirelli (+3,57% a 4,50 euro) che si giova della promozione arrivata dagli analisti di Intesa Sanpaolo che hanno alzato la raccomandazione da “add” a “buy” con un obiettivo di prezzo salito a 5,4 euro per azione. La nuova valutazione implica un potenziale upside del 20% circa rispetto ai prezzi attuali.
Il newsflow sui vaccini, che potranno essere disponibili già nei prossimi mesi, alimenta la fiducia sulle proiezioni sull’andamento del settore auto globale e a detta di Intesa Sanpaolo il 2021 potrebbe riservare un incremento del 13% della produzione globale. Pirelli si potrebbe inoltre giovare dell’esposizione in mercati quali Usa e Cina.