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Rumor ostacoli su rete unica fa scivolare Telecom in Borsa

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Seduta di vendite per il titolo Telecom Italia che scivola agli ultimi posti dell’indice Ftse Mib con un calo di quasi il 2% a 0,528 euro. Il titolo della maggiore tlc italiana era reduce dalla positiva reazione del mercato ai numeri del terzo trimestre accompagnati dall’accordo con Google sul Cloud.
Ad alimentare le vendite sul titolo oggi sono i timori di una frenata sul fronte rete unica con Open Fiber. Stando a quanto riporta La Stampa, i fondi nordamericani esprimono riserve sull’operazione che sarebbe “caratterizzata da problemi che la rendono complicata”, a partire dal possibile scoglio relativo all’antitrust. “Se Tim compra Open Fiber, rimarcano le fonti riportate dal quotidiano torinese, il rischio è che assuma una posizione dominante”. In aggiunta va trovata la quadra sul prezzo a cui Tim valuterà Open Fiber. La Stampa scrive che le stime prudenti di Telecom parlano di un valore attorno ai 3 miliardi di euro, mentre secondo uno studio di Mediobanca il valore sarebbe di circa 8 miliardi, di cui 2 miliardi di sinergie.

Entro fine anno la scelta del fondo

Di certo ci sono solo le parole dell’ad ti Tim, Luigi Gubitosi, che di recente ha confermato che la negoziazione con Open Fiber prosegue e sta individuando fondi infrastrutturali per la partecipazione all’acquisizione combinata della controllata di Enel e Cdp nell’ambito di un’operazione che porterebbe alla creazione di un’unica rete in fibra. “Entro l’anno Tim si aspetta di finalizzare la selezione del fondo infrastrutturale con cui fare l’offerta per Open Fiber. È improbabile invece che si giunga a un MoU (Memorandum of Understanding) con gli azionisti di Open Fiber entro l’anno, come inizialmente ipotizzato” afferma Equita, sottolineando che “Nel complesso, le operazioni inorganiche sono interessanti e sensate industrialmente e possono far emergere valore per il gruppo e migliorare il ritorno sul capitale”.

Nelle settimane passate gli advisor di Telecom avrebbero proposto a una quindicina di fondi infrastrutturali l’opportunità di partecipare all’operazione. Secondo la ricostruzione del quotidiano sarebbero due i possibili scenari. Nel primo caso un fondo potrebbe comprare la quota di Enel in Open Fiber, mente l’altra ipotesi vedrebbe sempre un fondo rilevare tutta Open Fiber, per conferire una parte della stessa a Tim a fronte di una crescita di Cdp nell’azionariato di Open Fiber. Quest’ultimo schema, secondo La Stampa, ridurrebbe il rischio di problemi regolatori. Resta ancora da capire se Tim conferirebbe tutta la sua rete (rame incluso) o solo Flash Fiber, società di Telecom dedicata alla fibra ottica e di cui Fastweb controlla il 20%.

Cdp conferma il forte impegno per rete unica

In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, Fabrizio Palermo, amministratore delegato e direttore generale di Cdp ha confermato le discussioni in corso sulla creazione della rete unica, ribadendo il ruolo di Cdp (azionista sia di Tim che Open Fiber) potrebbe favorire l’operazione. Palermo ha ricordato che Cdp ha sostenuto l’implementazione della rete in rame decenni fa. Per il ceo si tratta di un processo complesso anche dal punto di vista normativo, mentre la fusione consentirebbe di ridurre i costi ottimizzando gli investimenti.
“Un accordo con Open Fiber sulla rete fissa è un pilastro della nostra visione sul titolo Telecom” spiegano gli analisti di Mediobanca, secondo cui “l’entità risultante dalla fusione può attirare molto interesse da parte di investitori infrastrutturali e fondi di private equity. Lo stesso vale anche per l’opzione di disporre di un fondo infrastrutturale per assicurarsi la partecipazione detenuta da Enel in Open Fiber. Gli sforzi congiunti nello sviluppo della fibra (pubblica e privata) potrebbero accelerare il processo (e il risparmio di denaro), che sarebbe una buona notizia per Tim e Open Fiber, così come per il paese, a nostro avviso. La governance e la valutazione rappresentano gli argomenti chiave da discutere e sono cruciali per raggiungere un accordo” conclude Mediobanca.

Abbattimento del debito e iniziative importanti  

Alla luce dei risultati e degli annunci relativi agli accordi su Consumer Credit e Cloud Services, gli analisti di Equita hanno alzato il target price su Telecom a 0,64 euro (da 0,62 euro) “in quanto pensiamo che possa esserci un miglioramento nei trend di Ebitda domestico a partire dal quarto trimestre e che possa proseguire il trend di deleverage (diminuzione del debito) organico e inorganico”. Confermata la raccomandazione Buy sul titolo.
A livello di stime, scrive Equita, “abbiamo ridotto i ricavi 2020-21 del 2% ma abbiamo confermato Ebitda grazie all’azione sui costi. Abbiamo infine migliorato il debito di 200 milioni nel 2019 a 24,1 miliardi e di 800 milioni nel 2020 a 22,4 miliardi (includendo 500 milioni dalla joint venture nel Consumer Credit). Non abbiamo invece al momento incorporato la potenziale creazione di valore dall’iniziativa nel Cloud, che a nostro avviso può essere molto significativa (almeno il 10% della capitalizzazione di mercato) ma su cui al momento mancano elementi per una valutazione puntuale”.