Risiko senza soste: Bpm flirta con i francesi, la Borsa ci crede. Le possibili contromosse di Unicredit
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Dopo l’Opas Mps su Mediobanca, con Siena che è riuscita a prendersi lo scrigno di piazzetta Cuccia, la voglia di risiko non sembra affatto placarsi. Anzi lo stesso giorno in cui si è consumata la vittoria di Mps, a Piazza Affari è andato in scena il prepotente rally di Banco Bpm sulle insistenti voci di possibili mosse di Crédit Agricole.
Scatto in Borsa di Bpm, ecco perchè
Ieri in chiusura Bpm ha segnato +3,96% a 11,95 euro, con capitalizzazione tornata di slancio sopra l’asticella dei 18 miliardi di euro. Al centro dei riflettori c’è la possibile integrazione con Crédit Agricole Italia, controllata al 76% dalla banca francese. Non una novità visto che lo stesso numero uno di piazza Meda, Giuseppe Castagna, non più tardi di un mese fa aveva fatto intendere che l’opzione è concreta, specificando che non ci sono operazioni in corso. “Se mai si dovesse ipotizzare una fusione con Crédit Agricole Italia, penso sarebbe ipotizzabile un’operazione tra due banche italiane, non un’acquisizione francese. E l’azionista sarebbe di minoranza, anche se con una quota rilevante”, sono state le parole del banchiere campano.
Crédit Agricole è infatti già il primo azionista di Bpm con una quota del 19,8% e ha chiesto alla Bce di poter salire oltre il 20%. Se l’operazione andasse in porto, il gruppo francese si ritroverebbe con circa il 35% della banca risultante, soglia che potrebbe richiamare l’attenzione del governo italiano sul fronte del golden power.
Castagna spinge per deal con Agricole Italia
Alla cabina regia dell’operazione Bpm-Agricole Italia, stando alla stampa transalpina, ci sarebbe lo stesso Castagna, che resterebbe alla guida della nuova entità. Uno scenario decisamente allettante per entrambe le parti, con i francesi che andrebbero a consolidare la loro presenza in Italia rafforzandosi nella regione più ricca del paese, la Lombardia. Tutta da verificare la reazione del governo a tale scenario, visti i rigidi paletti imposti a Unicredit nel suo tentativo di scalata a piazza Meda. E su questo aspetto si soffermano anche gli analisti. “Il principale elemento di ostacolo a un’operazione di questo tipo potrebbe essere rappresentato dalla quota eventualmente posseduta da Credit Agricole all’interno della combined entity – argomenta Equita -che si attesterebbe almeno in area 35%, e su cui sarebbe da valutare l’approccio del governo in tema Golden Power, anche considerando le restrizioni imposte a Unicredit”.
Più difficile (per adesso) l’avvicinamento con Siena
Non mancano le alternative. Sul tavolo c’è anche il ritorno in auge del progetto terzo polo con Mps, fortemente caldeggiato dal governo e fatto tramontare dall’incursione di Unicredit e dalla successiva mossa a sorpresa di Mps su Mediobanca. Sia Lovaglio che Castagna (Bpm ha una quota non irrilevante di quasi il 9% in Mps) non hanno mai chiuso la porta a un futuro dialogo anche se ad oggi appare difficile che Siena possa concedersi delle distrazioni dall’impegnativa operazione Mediobanca. In prospettiva la prima operazione (Bpm-Agricole Italia) non esclude la seconda (Bpm-Mps) che porterebbe a creare un gruppo dalle spalle decisamente larghe e non troppo distante da Intesa e Unicredit.
Unicredit starà a guardare?
E infine, non si può non tenere conto delle mire di Unicredit. Ritirata l’Ops lo scorso luglio davanti ai vincoli troppo stringenti del golden power, Andrea Orcel sta puntando forte sulla difficile partita per conquistare Commerzbank. Ma non è da escludere che il banchiere si tenga in serbo una nuova offerta. E in tal senso sarà interessante vedere cosa emergerà dalla decisione finale della Commissione Ue sul Golden power italiano. Per la stessa Unicredit le alternative per consolidarsi in Italia sono poche, anzi probabilmente solo una, ossia Bper, anch’essa reduce dal nuovo round di consolidamento con la conquista della Popolare di Sondrio. Il gruppo emiliano è la terza forza in Italia con circa 6 milioni di clienti e una forte presenza al centro nord; se Orcel trovasse la sponda di Carlo Cimbri e della sua Unipol che è azionista di riferimento di Bper, il risiko potrebbe trovare presto un nuovo epicentro.