Preview Fed: ultimo atto sui tassi del 2025. Mosse più caute nel 2026?
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Tre tagli consecutivi dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) nel 2025, ma mosse più caute nel corso del 2026. Sembra essere questo lo scenario che si sta delineando per la politica monetaria della banca centrale Usa. Un’ipotesi avanzata anche dagli economisti di ING a meno di una settimana dall’ultimo meeting del 2025 della banca centrale Usa.
Gli investitori attendono le decisioni ufficiali dell’istituto guidato da Powell in arrivo mercoledì 10 dicembre, quando verranno diffuse anche le nuove stime macroeconomiche e il dotplot, il grafico a punti. Due elementi che offriranno maggiori spunti sulla traiettoria dei tassi nel nuovo anno.
Intanto, venerdì è arrivata una carrellata di dati macro, tra cui il Pce core per il mese di settembre. I dati sull’inflazione di novembre (quelli di ottobre non verranno diffusi) sono, invece, previsti per il 18 dicembre, quindi dopo la riunione della banca centrale Usa.
Un nuovo taglio e poi?
Nelle ultime settimane il mood è cambiato sui mercati che sono diventati sempre più fiduciosi che la Fed attuerà un terzo taglio consecutivo dei tassi di interesse di 25 punti base la prossima settimana tassi (oltre l’87% degli operatori vede i Fed Funds nel range 3-3,25%).
Aspettative che, però, sono state molto altalenanti nell’ultimo mese. Nella conferenza stampa successiva alla decisione dello scorso 29 ottobre sul taglio dei tassi, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha avvertito che un ulteriore taglio a dicembre “non è scontato, tutt’altro”. Poi, i verbali relativi a quella riunione hanno mostrato che “molti” membri erano “propensi” a un taglio dei tassi a dicembre, “e si percepiva che la mancanza di dati ufficiali prima della riunione di dicembre, dovuta al ritardo nella raccolta dei dati dovuto alla chiusura delle attività governative, non avrebbe contribuito a far cambiare loro idea”, sottolineano da ING suggerendo che ora la debolezza dell’occupazione favorisce un terzo taglio di 25 punti base per l’anno.
“In generale, i funzionari appaiono però divisi su una questione: il problema principale riguarda l’inflazione o il mercato del lavoro. E questo suggerisce un voto diviso e un ritmo più lento dei tagli dei tassi nel 2026”, indicano gli esperti della banca olandese che si attendono taglio di 25 punti base.
Anche secondo la view di Blerina Uruci, chief U.S. economist di T. Rowe Price, la riunione del Fomc di dicembre potrebbe essere “piuttosto controversa”, visto che il Comitato dispone solo dei dati di settembre su occupazione e inflazione. “Alla fine, probabilmente deciderà di tagliare i tassi di interesse ancora una volta quest’anno, segnalando al contempo che, con ogni probabilità, manterrà la politica monetaria invariata nel 2026 – aggiunge l’economista -. Questo sarà interpretato dai mercati come un taglio hawkish”.
“Il mio principale punto di disaccordo con il mercato – argomenta ancora Uruci – riguarda la valutazione dei tagli nella prima metà del 2026, che ritengo eccessivamente dovish. Se la mia previsione macroeconomica è corretta – ovvero che l’inflazione tornerà ad accelerare dal quarto trimestre del 2025 e che la crescita rimarrà solida – allora la Fed non sarà in grado di soddisfare le aspettative di mercato di un ulteriore allentamento nel corso del prossimo anno e sospenderà i tagli dei tassi dopo la riunione di dicembre”.
Una nuova guida alla Fed nel 2026
Nella seconda metà del 2026, il percorso della politica monetaria resta altamente incerto. Il motivo è da ricercare nel fatto che dipende non solo dall’evoluzione dei dati macroeconomici, ma anche da come la nuova leadership del Fomc reagirà a tali dati. Kevin Hassett, indicato come un probabile candidato alla prossima presidenza della Fed, potrebbe esercitare una forte spinta verso una politica monetaria più dovish nella seconda metà dell’anno prossimo.
Per ING la domanda chiave è cosa segnalerà la Fed per il prossimo anno, dato che arriverà un nuovo aggiornamento delle previsioni. L’ultima volta, nello scenario principale avevano indicato un solo taglio dei tassi nel 2026, in un contesto in cui l’economia si espande a un ritmo dell’1,8%, la disoccupazione si attesta intorno al 4,4% e l’inflazione core chiude l’anno al di sopra dell’obiettivo, al 2,6%.
Ora, si deve tenere in considerazione che dal prossimo maggio, la Fed avrà un nuovo presidente con Kevin Hassett favorito. “È un sostenitore dei tassi più bassi e, se il Presidente Trump riuscisse a estromettere la Governatrice Lisa Cook, potremmo vedere la nomina di un sostituto altrettanto propenso a ridurre – spiegano gli economisti della banca olandese -. Ciò significherebbe che cinque dei sette membri del board dei Governatori sarebbero stati nominati da Trump”.
Guardando alle stime sui tassi per il 2026, ING sostiene: “con un contesto inflazionistico che appare meno minaccioso ma con una situazione occupazionale che si fa più fragile, prevediamo che la Fed taglierà i tassi due volte nel 2026, con interventi a marzo e a giugno“.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, indica come vero market mover del 2026 la nomina del nuovo presidente della Fed. La Fed non è solo la banca centrale degli Stati Uniti: è l’istituto centrale che decide il costo del denaro nella principale valuta di riserva mondiale. “Ogni cambio di guida al suo vertice può significare – aggiunge – un diverso equilibrio tra lotta all’inflazione e sostegno alla crescita, una diversa tolleranza rispetto alla volatilità dei mercati finanziari, un diverso grado di indipendenza rispetto alla Casa Bianca e alle pressioni politiche da parte dell’amministrazione Trump”.