Notizie Notizie Italia Pil Italia +0,2% nel primo trimestre: crescita frenata, Spagna e Germania corrono di più

Pil Italia +0,2% nel primo trimestre: crescita frenata, Spagna e Germania corrono di più

12 Maggio 2026 14:12

L’Istat ha pubblicato la nuova Nota sull’andamento dell’economia italiana relativa ai mesi di marzo e aprile 2026, offrendo un quadro aggiornato su crescita, inflazione e principali indicatori macroeconomici. Il risultato complessivo descrive un’economia che continua a crescere, ma con ritmi contenuti e con segnali di debolezza in alcuni settori, mentre sul fronte dei prezzi si registra un’accelerazione significativa.

Italia: PIL ancora in crescita, ma con passo lento

Nel primo trimestre del 2026 il Prodotto Interno Lordo italiano cresce dello 0,2% su base congiunturale, confermando la fase positiva iniziata nella seconda metà del 2025. Si tratta di un incremento moderato, ma comunque significativo perché consolida il percorso di crescita dell’economia italiana. Nel confronto europeo, l’Italia fa meglio della Francia, ferma a una crescita nulla, ma resta sotto Spagna e Germania, che registrano rispettivamente +0,6% e +0,3%. La dinamica del PIL è sostenuta soprattutto dal settore dei servizi, mentre agricoltura e industria mostrano una contrazione. Dal lato della domanda, la componente estera contribuisce positivamente alla crescita, mentre quella interna risulta leggermente negativa. Per l’intero 2026 la crescita acquisita si attesta a +0,5%.

Inflazione in forte accelerazione

Il dato più rilevante riguarda l’inflazione, che ad aprile 2026 accelera in modo marcato. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce del 2,9% su base annua, in forte aumento rispetto all’1,6% di marzo. Anche l’indice nazionale sale al 2,8%, raggiungendo il livello più alto da ottobre 2023. La spinta principale arriva dall’energia, che registra un forte rialzo, e dagli alimentari non lavorati, anch’essi in accelerazione. Aumenti si registrano anche nel cosiddetto “carrello della spesa”, che sale al 2,5%, mentre l’inflazione nei servizi rallenta e quella di fondo scende all’1,6%, segnalando che le pressioni sui prezzi sono concentrate soprattutto in alcune componenti specifiche.

Anche i prezzi alla produzione industriale accelerano in modo significativo, trainati dal comparto energetico. Parallelamente cresce la percezione dell’inflazione tra famiglie e imprese: quasi sette consumatori su dieci si aspettano ulteriori aumenti nei prossimi mesi, un segnale che può influenzare consumi e comportamenti economici.

Industria debole, costruzioni altalenanti e servizi in rallentamento

Il quadro dei settori produttivi appare disomogeneo. L’industria in senso stretto registra una lieve flessione nel primo trimestre, pari a -0,2%, nonostante alcuni segnali di recupero tra febbraio e marzo. A sostenere parzialmente il comparto sono i beni energetici e strumentali, mentre i beni di consumo e intermedi risultano in calo.

Anche le costruzioni mostrano un andamento incerto. Dopo tre mesi negativi, a febbraio si registra un piccolo rimbalzo, ma il bilancio trimestrale resta negativo. In questo settore emerge però una differenza tra comparto residenziale, in crescita, e non residenziale, che invece subisce una forte contrazione. Più debole appare anche il settore dei servizi, che a febbraio segna un calo del fatturato. Le difficoltà riguardano soprattutto trasporti, commercio all’ingrosso e ristorazione, mentre alcuni segmenti come i servizi professionali e digitali mostrano una lieve crescita. Nel complesso, però, il settore risulta stagnante.

Mercato del lavoro stabile ma con segnali contrastanti

Il mercato del lavoro mostra una situazione nel complesso stabile, ma con elementi di fragilità. A marzo il numero di occupati cala leggermente dello 0,1%, mentre il tasso di occupazione resta fermo al 62,4%. Nel primo trimestre, tuttavia, si registra un lieve aumento degli occupati e una riduzione dei disoccupati.  Il tasso di disoccupazione scende al 5,2%, ma quello giovanile sale al 18,1%. Cresce anche la quota di persone inattive, segnalando un mercato del lavoro ancora poco dinamico.

Nel quarto trimestre del 2025 il potere d’acquisto delle famiglie – sottolinea ancora l’Istat – diminuisce dello 0,8%, mentre il reddito disponibile cala dello 0,4%. Nonostante questo, i consumi crescono dello 0,5%, riducendo la propensione al risparmio. Le vendite al dettaglio, invece, mostrano un andamento positivo nel primo trimestre del 2026, con un aumento sia in valore sia in volume, segnale di una domanda interna che, pur con difficoltà, continua a sostenere l’economia.