Notizie Notizie Italia Pil: Confindustria taglia stime 2026. Tra gli scenari anche recessione se conflitto si potrae

Pil: Confindustria taglia stime 2026. Tra gli scenari anche recessione se conflitto si potrae

25 Marzo 2026 12:00

Le prospettive per l’economia italiana si fanno più fragili. È quanto emerge dalle previsioni economiche di primavera del Centro Studi di Confindustria  che delineano uno scenario di crescita debole, esposto a rischi significativi legati soprattutto al contesto geopolitico e allo scoppio del conflitto in Medio Oriente con la conseguente crisi energetica in corso.

Crescita debole e rischi al ribasso: le previsioni di Confindustria

Secondo lo scenario base del CSC, nel 2026 il PIL italiano crescerà dello 0,5%, una stima rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni di ottobre. A pesare è in particolare la guerra in Medio Oriente, scoppiata a fine febbraio 2026, i cui effetti sono incorporati nello scenario con una durata limitata al primo trimestre. Il quadro potrebbe però peggiorare sensibilmente. Nel caso in cui il conflitto si protragga fino al secondo trimestre, l’economia italiana entrerebbe in una fase di sostanziale stagnazione. Se invece la guerra dovesse estendersi fino alla fine dell’anno, lo scenario diventerebbe ancora più critico, con una vera e propria recessione.

Il CSC sottolinea come i rischi al ribasso siano concreti e non trascurabili, anche perché lo scenario di base poggia su ipotesi considerate relativamente ottimistiche. Per il 2027 è atteso un recupero solo moderato, con una crescita dello 0,6%, segno di un’economia che resta su ritmi molto contenuti.

Inflazione in risalita per effetto energia

Uno degli effetti più immediati del conflitto riguarda i prezzi energetici. Il rincaro delle commodity si tradurrà in un aumento dell’inflazione, attesa nel 2026 al 2,5% in media, con un picco vicino al 3%. Si tratta di una revisione significativa rispetto alle stime precedenti. Solo nel 2027 l’inflazione dovrebbe tornare a livelli più moderati, intorno al 2,2%, grazie al graduale riassorbimento delle tensioni sui prezzi energetici.

Consumi frenati da incertezza e risparmio

D’altro canto, sottolinea il centro studi dell’associazione, le famiglie italiane continueranno a sostenere la crescita, ma con minore slancio. I consumi sono previsti aumentare dello 0,7% nel 2026, ritmo che si confermerà anche nel 2027. A pesare sono soprattutto la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione e l’aumento della propensione al risparmio. L’incertezza, accentuata dal contesto geopolitico, spinge infatti le famiglie a rinviare le spese e ad accumulare risorse precauzionali. Già nel 2025, nonostante un forte aumento del reddito disponibile reale, i consumi erano cresciuti meno del previsto. Questo anche per un effetto di composizione: la crescita dei redditi è stata trainata soprattutto dai redditi finanziari, concentrati nelle fasce più abbienti, che tendono a risparmiare una quota maggiore del proprio reddito.

Debito pubblico in lieve calo nel 2027

Sul piano della finanza pubblica, il deficit è previsto scendere sotto la soglia del 3% del PIL, attestandosi al 2,8% nel 2026 e al 2,7% nel 2027. Questo consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il debito pubblico resterà elevato, salendo al 138,7% del PIL nel 2026, ma è atteso in lieve calo nel 2027 grazie al ridimensionamento dell’impatto dei crediti edilizi.

Export debole e scambi penalizzati

Dopo il recupero del 2025, quando le esportazioni sono cresciute dell’1,2%, nel 2026 è atteso un rallentamento al +0,6%. Gli scambi internazionali risentiranno degli effetti indiretti della guerra, che si traducono in un rallentamento della domanda globale, in un aumento dei costi di trasporto e in rincari diffusi delle materie prime. Solo nel 2027 è attesa una ripresa più consistente, con una crescita delle esportazioni pari all’1,8%, comunque inferiore ai ritmi osservati prima della pandemia. Il contributo dell’export netto alla crescita del PIL resterà negativo nel 2026 e tornerà appena positivo l’anno successivo.

Investimenti e lavoro: come andranno

Gli investimenti continueranno a crescere anche nel biennio 2026-2027, ma a ritmi più contenuti rispetto al passato recente. Dopo il +3,5% registrato nel 2025, l’espansione è prevista rallentare al +2,3% nel 2026 e al +1,3% nel 2027. Questa moderazione riflette da un lato l’elevata incertezza geopolitica, che induce le imprese a maggiore cautela nell’avvio di nuovi progetti, e dall’altro la progressiva riduzione degli incentivi pubblici, inclusi quelli legati al PNRR.

Inoltre, il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento dopo la forte espansione degli ultimi anni. Nel 2026 l’occupazione crescerà appena, con un aumento molto contenuto del numero di occupati e delle ore lavorate. Il tasso di disoccupazione, sceso al minimo storico del 5,1% a inizio 2026, è previsto risalire al 5,8%, livello su cui dovrebbe stabilizzarsi anche nel 2027. Sul fronte salariale, gli aumenti nominali resteranno moderati e saranno in larga parte assorbiti dall’inflazione. Di conseguenza, le retribuzioni reali sono destinate a rimanere sostanzialmente stagnanti nel 2026, per poi recuperare solo leggermente l’anno successivo.

Infine, secondo il CsC, un potenziale stimolo alla crescita potrebbe arrivare dall’aumento della spesa per la difesa, previsto dagli accordi NATO, che porteranno l’Italia dal livello attuale pari all’1,5% del PIL fino al 3,5% entro il 2035. Le simulazioni del CSC mostrano che l’impatto economico dipenderà in modo decisivo da come verranno allocate le risorse. Se l’aumento della spesa sarà concentrato sugli investimenti e accompagnato da effetti positivi sulla produttività e sulla produzione nazionale, il PIL potrebbe registrare un incremento cumulato significativo. Al contrario, se l’aumento si tradurrà soprattutto in maggiori importazioni, l’impatto sulla crescita sarà molto più contenuto.