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Piazza Affari: Milano chiude debole, Ftse Mib a -0,23%

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L’Italia ancora sorvegliata speciale dei mercati dopo la presentazione della nota di aggiornamento al Def e la decisione del governo di fissare il rapporto deficit/Pil al 2,4% nei prossimi tre anni. A Piazza affari l’indice Ftse Mib chiude in calo a -0,23% a quota 20.526,31 punti.

Soffrono ancora le banche. Dopo uno stop a -5% in avvio, Banco Bpm chiude a -2%, Mediobanca a -0,46%, Ubi Banca a – 2,06%, Intesa Sanpaolo a – 0,33%. A pesare sul comparto hanno contribuito, specie in avvio di seduta, anche i report di alcune banche d’affari. Così Citi ha tagliato il giudizio sulle banche italiane da “overweight” a “neutral” a causa dei possibili rischi legati alle ultime mosse del governo e alla fiammata della spread. Sullo stesso rango anche Bank of America Merrill Lynch, secondo cui l’aumento del costo del debito italiano e l’allargamento dei differenziali di rendimento potrebbe minare la capacità delle banche di finanziare l’economia reale, cosa che porterebbe il cosiddetto “credit crunch”.

Banca Generali si porta in cima al listino con un guadagno dell’1,27%% e Azimut chiude a +0,86%. In coda St (-1,90%) che soffre per il rallentamento della crescita delle vendite di semiconduttori, mentre FCA chiude debole a Piazza Affari a +0,14% dopo i dati sulle immatricolazioni di settembre in Italia, crollate del 40% rispetto allo scorso anno a 28ila unità, sottoperformando il mercato calato del 25% a 125mila unità.

Luigi Di Maio ha difeso l’obiettivo di disavanzo del 2,4% per il 2019 e ha accusato i funzionari dell’Unione Europea di aver deliberatamente sconvolto i mercati con commenti negativi sul bilancio. “Alcune istituzioni europee stanno giocando a creare terrorismo sui mercati”, ha detto il vicepremier. A pesare sui mercati anche le affermazioni del Presidente della Commissione Bilancio del Senato Claudio Borghi che nel corso di un’intervista radiofonica si è detto “veramente convinto” che la maggior parte dei problemi del paese sarebbe stata risolta se avesse avuto la propria moneta.