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Piazza Affari: ENI e Stellantis sugli scudi oggi, splende anche Diasorin

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Seduta interlocutoria per Piazza Affari. Il Ftse Mib segna in chiusura +0,20% a 26.233,38 punti. Oltreoceano nuovi massimi storici per Wall Street in attesa delle payrolls in uscita domani. Intanto le richieste di disoccupazione iniziali sono scese a un nuovo minimo post-pandemia di 340.000 mila unità, suggerendo che l'ultima ondata di Covid-19 negli Stati Uniti non sta ancora innescando licenziamenti.

In Europa focus sulle possibile mosse della Bce con l'emergere della concreta possibilità di tapering del PEPP entro fine 2021. Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ieri ha parlato di ridimensionare questo stimolo. “Dobbiamo tenere d'occhio i rischi per le prospettive dei prezzi. A mio avviso, predominano i rischi al rialzo", ha affermato ieri Weidmann. Sullo sfondo l'attesa per i dati sul mercato del lavoro statunitense in arrivo domani.

Sul parterre di Piazza Affari ritraccia Leonardo (-0,4%) dopo il balzo della vigilia. Positiva Stellantis (+1,7% a 17,12 euro) che ha annunciato l'accordo definitivo per l'acquisizione di FIFS Holdings Corp., capofila di First Investors Financial Services Group, società di finanziamento auto. Si segnala poi il nuovo sprint di Diasorin (+1,3%) che per la prima volta da novembre 2020 torna sopra la soglia psicologica dei 200 euro.

In forma anche ENI (+1,3%) all'indomani dell'annuncio di un’importante scoperta ad olio nel blocco CI-101 nell'offshore della Costa d'Avorio. Il blocco è operato da un consorzio composto in fase esplorativa da Eni (operatore), 90% e Petroci Holding, 10%. Secondo gli analisti di Equita la notizia ha implicazioni rilevanti per il titolo in quanto ENI potrebbe disinvestire una quota del campo (dual exploration model), monetizzando in anticipo il valore della scoperta come già fatto in Egitto e in Mozambico e detenendo una quota maggioritaria. Gli analisti della Sim milanese in particolare stimano che la scoperta possa valere tra 1 e 1,5 miliardi di euro per Eni, includendo nelle ipotesi che la quota di partecipazione possa scendere fino al 80% in fase di sviluppo per l'eventuale esercizio della pre-emption right del governo.