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Piazza Affari chiude in ribasso, settore oil debole. Banche ancora positive

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Piazza Affari ha chiuso debolmente (Ftse Mib -0,39% a 18.257 punti) appesantita dal settore petrolifero con i prezzi del greggio in calo di circa 3 punti percentuali in vista della riunione di Doha, in programma domenica. L’incontro in Qatar vedrà i principali Paesi produttori di greggio incontrarsi per trovare un accordo sui livelli estrattivi di petrolio per i prossimi mesi. Un incontro, che stando a quanto riportato dalle principali agenzie internazionali, non vedrà la partecipazione del ministro iraniano. Una notizia destinata a creare dissapori tra i partecipanti e che potrebbe condizionare l’andamento del greggio anche nelle prossime ore. Questa mattina sono arrivati spunti importanti dalla Cina: il Pil del primo trimestre è aumentato del 6,7%, in linea con le attese degli analisti, un valore che rappresenta il ritmo di crescita più basso dai primi tre mesi del 2009. Pubblicata anche la produzione industriale cinese di marzo, cresciuta del 6,8% rispetto ad attese che erano ferme a +5,9%.

Le banche hanno proseguito il trend positivo, favorito prima dall’attesa e poi dall’annuncio ad inizio settimana della creazione del fondo Atlante che sosterrà i prossimi aumenti di capitale e alleggerirà il settore dal macigno dei crediti deteriorati: Banco Popolare ha guadagnato il 4,61% a 6,24 euro, Montepaschi l’1,95% a 0,60 euro, Intesa SanPaolo lo 0,49% a 2,448 euro, Ubi Banca l’1,67% a 3,532 euro, Unicredit l’1% a 3,436 euro. In controtendenza la Popolare dell’Emilia Romagna che ha lasciato sul parterre il 2,22% a 4,928 euro. In diffico0ltà il comparto oil in scia alla caduta delle quotazioni del petrolio in vista del meeting di Doha: Eni ha ceduto l’1,31% a 13,54 euro, mentre Saipem è arretrata del 2,89% a 0,353 euro. In gran spolvero STM (+4,69% a 5,13 euro) dopo le indiscrezioni di un possibile cambio dei vertici societari. I rumors riguardano l’attuale presidente e Ad, Carlo Bozotti, che potrebbe lasciare il timone del gruppo di semiconduttori prima della scadenza del suo mandato, prevista per la primavera del 2017.

Sotto i riflettori FCA (-1,62% a 6,68 euro) con l’Ad Sergio Marchionne che ha confermato i target per il 2016: ricavi pari o superiori a 110 miliardi di euro, utile operativo adjusted di oltre 5 miliardi, utile netto adjusted sopra 1,9 miliardi e debito industriale netto sotto i 5 miliardi. Questa mattina il Lingotto ha fatto inoltre sapere di aver immatricolato a marzo in Europa 110.600 autovetture, il 13,3% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La quota di mercato, al 6,3 per cento, è cresciuta rispetto a un anno fa di 0,4 punti percentuali.