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Piazza Affari chiude in rialzo, Ftse Mib +2%. Prysmian, Eni e Intesa le regine di giornata

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Piazza Affari ha archiviato la seduta odierna con segno più, dopo un inizio di settimana negativo. Fin dai primi scambi l’indice Ftse Mib ha imboccato la via dei rialzi, senza sbandare nonostante la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimità del Quantitative Easing (QE) della Banca centrale europea (Bce), ovvero il programma di acquisti di titoli dell’istituto di Francoforte. Secondo il verdetto della Corte, , gli acquisti di bond governativi della Bce violano parzialmente la legge tedesca e, se la Bce non giustificherà il suo piano di Quantitative easing nei prossimi tre mesi, dimostrando che si tratta di un programma necessario, la Bundesbank non vi parteciperà più. Alle ore 18.00 di oggi, dovrebbe riunirsi il consiglio direttivo della Bce per una informativa sulla decisione della Corte tedesca. L’istituto di Francoforte ha comunque tre mesi di tempo per fornire le dovute spiegazioni e persuadere la Corte tedesca.

L’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso con un progresso del 2,06% a 17.387,38 punti, in linea con le altre Borse europee, incoraggiate da Wall Street, che festeggia la notizia della riapertura parziale dell’attività economica in California questo venerdì, e dal recupero delle quotazioni petrolifere, sulle aspettative che il momento peggiore dell’eccesso di surplus sia passato.

Tra i singoli titoli del paniere principale di Milano è spiccata Eni, che oggi ha incassato un guadagno di oltre il 5%, proprio grazie al recupero dei prezzi del petrolio. Ma in testa al Ftse Mib è salita Prysmian con una corsa dell’8%, innescata dal nuovo ordine in Germania dal valore di circa 500 milioni di euro. Prysmian si è aggiudicata una commessa per la realizzazione del progetto SuedOstLink, uno dei collegamenti in cavo interrato HVDC (High Voltage Direct Current) più lunghi al mondo, assegnata da TenneT TSO GmbH, l’operatore di rete tedesco-olandese.

Sul podio del Ftse Mib è salita anche Intesa Sanpaolo (+5,7%) dopo i forti numeri trimestrali. La maggiore banca italiana per capitalizzazione ha riportato un utile netto pari a 1.151 milioni di euro nel primo trimestre 2020, superiore ai 1.050 milioni del primo trimestre 2019 e ben oltre le attese di consensus che erano ferme a 751,4 milioni di euro. Gli utili risulterebbero pari a circa 1.360 milioni escludendo l’accantonamento di circa 300 milioni ante imposte per Covid-19 e a circa 2,3 miliardi pro-forma se – oltre a escludere questo accantonamento – si considerasse la plusvalenza netta di circa 900 milioni da Nexi. Intesa ha indicato un target di utile 2020 di almeno 3 miliardi e di oltre 3,5 miliardi per il 2021. Confermata la politica dividendi con payout del 75% per il 2020 e del 70% per il 2021. Domani toccherà all’altra grande big bancaria di Piazza Affari, Unicredit, alzare il velo sui conti.

Acquisti anche su Fca (+1,5%) nel giorno della trimestrale, pesantemente colpita dal Covid-19. Nei primi tre mesi dell’anno la casa automobilistica ha riportato una maxi-perdita di 1,7 miliardi di euro. Il rosso si confronta con un utile di 619 milioni del corrispondente periodo del 2019. Gli effetti della pandemia sono evidenti anche nelle consegne globali complessive, pari a 818.000 unità, in calo del 21% per la sospensione temporanea della produzione in tutte le region e la caduta della domanda a livello globale. Tuttavia, il gruppo guidato da Mike Manley è riuscito a conseguire un Ebit adjusted positivo per 52 milioni. La liquidità disponibile a fine marzo è pari a 18,6 miliardi di euro, ulteriormente rafforzata con una linea di credito di 3,5 miliardi di euro siglata in aprile. Per quanto riguarda il progetto di fusione con PSA, il gruppo ha confermato che verrà chiuso al più tardi a inizio 2021. Il gruppo ha anche confermato che la nuova guidance sarà formulata più avanti, quando avrà maggiore chiarezza sull’impatto Covid.