Notizie Notizie Mondo Outlook S&P: crescita zavorrata da guerra Iran. Perchè l’Italia è tra i Paesi più vulnerabili

Outlook S&P: crescita zavorrata da guerra Iran. Perchè l’Italia è tra i Paesi più vulnerabili

2 Aprile 2026 14:08

S&P Global Ratings ha rivisto sensibilmente al ribasso le stime di crescita dell’Italia e dell’Europa proprio a causa dell’impatto della guerra in Iran, sottolineando come le tensioni geopolitiche possano influire in maniera significativa sulle prospettive economiche globali.

In Italia, il rallentamento è particolarmente evidente e l’economia nazionale appare più esposta agli shock esterni rispetto ad altri Paesi europei.

S&P: Italia sotto affanno, crescita dimezzata

Nel suo ultimo aggiornamento, contenuto nel rapporto Global Economic Outlook, l’agenzia prevede ora per il 2026 una crescita del prodotto interno lordo italiano dello 0,4%, dimezzata rispetto allo 0,8% stimato a metà gennaio e confermato nelle previsioni di novembre 2025. Per il 2027, invece, S&P stima un aumento dello 0,8%, leggermente inferiore allo 0,9% previsto in precedenza. Le previsioni per il 2028 vedono una crescita dello 0,7%, con lo stesso ritmo confermato anche per il 2029. Questi dati evidenziano come l’Italia, pur continuando a registrare un’espansione positiva, sia tra i Paesi più vulnerabili agli shock globali, subendo un impatto più marcato rispetto ad altri partner europei.

Le previsioni per l’area euro

Per l’area euro, le stime di S&P mostrano una revisione al ribasso della crescita per tutti gli anni considerati. La crescita prevista nel 2026 è dell’1%, in calo di due decimi rispetto alle stime di gennaio, mentre nel 2027 l’espansione è stimata all’1,2%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto alle precedenti proiezioni. Per il 2028, S&P prevede una crescita dell’1,4%, ridotta di un decimo, e per il 2029 dell’1,2%. Questi numeri indicano una moderazione complessiva della crescita nell’area euro, dovuta soprattutto ai rischi derivanti dalle tensioni in Medio Oriente e dal possibile aumento dei prezzi dell’energia.

L’impatto della guerra in Medio Oriente e i rischi in agguato

Il rapporto di S&P sottolinea come i rischi economici globali derivanti dalla guerra in Medio Oriente siano in rapido aumento. L’agenzia avverte che, se lo shock petrolifero risultasse più severo e duraturo rispetto allo scenario di base, l’inflazione nell’area europea potrebbe superare il 5% tra maggio e giugno 2026, spingendo l’economia in una recessione tecnica già nella prima metà dell’anno. Anche per gli Stati Uniti, le prospettive risultano chiaramente al ribasso: il conflitto e l’aumento dei prezzi energetici potrebbero pesare sul ritmo di crescita e complicare la gestione della politica monetaria. In Europa, invece, la situazione è più complessa: l’impatto diretto sui prezzi dell’energia grava in maniera più significativa su Paesi come l’Italia, mentre altri Stati riescono a bilanciare gli effetti attraverso stimoli fiscali e investimenti pubblici e privati.

Gli esperti di S&P evidenziano come la guerra abbia interrotto la ripresa europea, contribuendo all’aumento dell’inflazione e complicando ulteriormente le decisioni di politica monetaria. In questo contesto, la Banca Centrale Europea e la Bank of England potrebbero essere costrette ad aumentare i tassi di interesse già nel secondo trimestre del 2026, andando oltre le previsioni precedenti.

Ma il rapporto sottolinea anche alcuni fattori di resilienza: il rapido stimolo fiscale della Germania, il dinamismo degli investimenti, la trasformazione digitale in corso e l’aumento della spesa per la difesa, che seppur limitata, contribuiscono a sostenere l’economia europea. Inoltre, le recenti modifiche ai dazi negli Stati Uniti offrono un sollievo temporaneo alle imprese esportatrici, limitando almeno in parte gli effetti negativi sull’industria europea.