Notizie Notizie Mondo OpenAI prova a dribblare Nvidia e studia il suo primo chip AI con Broadcom

OpenAI prova a dribblare Nvidia e studia il suo primo chip AI con Broadcom

5 Settembre 2025 09:46

OpenAI prova a emanciparsi, seguendo la strada dei giganti tech, ed è pronta a produrre per la prima volta il proprio chip di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di soddisfare la domanda insaziabile di potenza di calcolo e di ridurre la propria dipendenza dal colosso dei chip Nvidia.

Secondo le anticipazioni del “Financial Times”, il chip sarà progettato in collaborazione con il gigante statunitense dei semiconduttori Broadcom e dovrebbe essere distribuito l’anno prossimo.

Le indiscrezioni sul progetto

Ad accendere i riflettori sulla questione è stato l’amministratore delegato di Broadcom, Hock Tan dichiarando che l’azienda prevede che la crescita dei ricavi derivanti dall’intelligenza artificiale per l’anno fiscale 2026 “migliorerà in modo significativo”, dopo essersi assicurata più di 10 miliardi di dollari in ordini di infrastrutture di intelligenza artificiale da un nuovo cliente senza però specificarne il nome.

Un nuovo potenziale cliente ha piazzato un ordine definitivo lo scorso trimestre, diventando così un cliente qualificato, ha affermato Tan durante una conference call sui risultati finanziari.

All’inizio di quest’anno, Tan aveva fatto riferimento a quattro nuovi potenziali clienti che erano “profondamente interessati” all’azienda per creare i propri chip personalizzati, oltre ai suoi tre grandi clienti esistenti.

OpenAI, secondo quanto riferiscono delle fonti, aveva intenzione di utilizzare il chip internamente, anzichè renderlo disponibile a clienti esterni. E già nel 2024 ha avviato una collaborazione pilota con Broadcom.

L’iniziativa di OpenAI segue la strategia di giganti della tecnologia come Google, Amazon e Meta, che hanno progettato dei propri chip specializzati per gestire i carichi di lavoro dell’AI.
Ed è una evoluzione del suo business avendo contribuito a commercializzare l’intelligenza artificiale generativa in grado di produrre risposte simili a quelle umane alle query, si affida infatti a una notevole potenza di calcolo per addestrare e gestire i suoi sistemi.

Una scelta “di bilancio”

Se è vero che l’investimento segue quello delle altri grandi big tech, la scelta è nascosta anche nei bilanci del gruppo. A giugno, il gruppo di Altman ha comunicato di aver raggiunto i 10 miliardi di dollari (circa 9,3 miliardi di euro) in ricavi annuali ricorrenti, una cifra che rappresenta quasi il doppio rispetto ai 5,5 miliardi registrati lo scorso anno.

A fare la differenza è infatti il crescente interesse per l’AI. Secondo i numeri forniti, OpenAI serve oltre 500 milioni di utenti attivi a settimana e conta 3 milioni di aziende abbonate ai suoi servizi professionali. Con la nuova tecnologia proprietaria potrebbe provare a fare un ulteriore salto quantico.

Questi risultati arrivano a poco più di due anni e mezzo dal lancio ufficiale di ChatGpt, il chatbot basato su modelli linguistici avanzati che ha catalizzato l’attenzione del pubblico e delle imprese.

E Broadcom brinda

Broadcom è tra i progettisti di chip che stanno beneficiando del boom post-ChatGPT nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, in cui aziende e startup dagli Stati Uniti alla Cina stanno spendendo miliardi per costruire data center, addestrare nuovi modelli e ricercare innovazioni in una nuova tecnologia fondamentale.

Giovedì, Tan ha dichiarato agli investitori che le prospettive del produttore di chip miglioreranno “significativamente” nell’anno fiscale 2026, contribuendo a dissipare le preoccupazioni sul rallentamento della crescita. Il ceo aveva precedentemente affermato che i ricavi dell’intelligenza artificiale per il 2026 avrebbero mostrato una crescita simile a quella dell’anno in corso, con un tasso del 50%-60%. Ora, con un nuovo cliente che, a suo dire, ha una “domanda immediata e piuttosto sostanziale”, il tasso accelererà in modo che sarà “abbastanza significativo”.
“Ora ci aspettiamo che le prospettive per i ricavi dell’intelligenza artificiale nell’anno fiscale 2026 migliorino significativamente rispetto a quanto indicato lo scorso trimestre”, ha affermato.

Le azioni di Broadcom sono più che raddoppiate rispetto al minimo di aprile, aggiungendo circa 730 miliardi di dollari al valore di mercato dell’azienda e rendendola la terza migliore performance nell’indice Nasdaq 100.

Intanto in Svizzera

La Svizzera ha lanciato a inizio settimana un modello di intelligenza artificiale open source, chiamato Apertus. Secondo quanto riportato dal sito Swiss.Info, è paragonabile ai modelli del 2024 di Meta, OpenAI e Anthropic. Apertus è stato addestrato su oltre 1.800 lingue ed è disponibile in due dimensioni, con 8 o 70 miliardi di parametri.

Una sua caratteristica principale è l’essere open source, con dati trasparenti e pubblici. I contenuti utili ad addestrare Apertus provengono solo da fonti pubbliche, evitando così la formazione su archivi non autorizzati o protetti. I fautori del progetto sottolineano come il modello sia stato sviluppato per rispettare le leggi sul copyright dell’Unione Europea e il codice di condotta sull’intelligenza artificiale, che alcune aziende statunitensi hanno criticato in passato.