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Non solo guerra commerciale, Wall Street paga anche delusione per report lavoro

Soltanto 103.000 nuovi posti di lavoro creati nel mese di marzo, ben al di sotto delle stime.

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Soltanto 103.000 nuovi posti di lavoro creati nel mese di marzo. Il report occupazionale Usa fredda i mercati, già alle prese con i timori di un’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Arrivano nuove minacce da Pechino che, per bocca di un funzionario del Ministero del Commercio, tuona:

“Risponderemo immediatamente e la nostra risposta sarà notevole. Crediamo che l’America sia molto arrogante. Hanno preso una decisione sbagliata e il risultato è che alla fine faranno del male a loro stessi. Se presenteranno una lista di (nuovi) dazi da $100 miliardi, la Cina sarà pronta (a rispondere). Senza nessuna esitazione”.

Già di per sé una guerra commerciale avrebbe effetti depressivi sull’economia: se a questi timori si aggiunge anche la pubblicazione di un dato cruciale come quello relativo al mercato del lavoro, che delude le attese, il quadro si fa più preoccupante.

A marzo, il numero dei nuovi posti creati si è confermato il più basso in sei mesi, e inferiore alle attese del consensus, che aveva previsto un aumento di 170.000 unità. E’ vero che il tasso di disoccupazione è rimasto al minimo in 17 anni, inchiodato al 4,1%. Tuttavia, il rallentamento dell’occupazione Usa è notevole, se si considera che a febbraio erano stati creati ben 326.000 nuovi posti di lavoro e che, in media, nel primo trimestre, la crescita è stata di 202.000 unità al mese.

Il report ha dato tuttavia una indicazione importante a chi aspettava segnali dal fronte dell’inflazione: i salari orari sono infatti cresciuti a marzo di 8 centesimi, ovvero del +0,3%, a $26,82, mettendo a segno un rialzo, su base annua, pari al 2,7%, rispetto al 2,6% di febbraio.

Se si guarda tuttavia all’intero ciclo di espansione economica, che dura da quasi nove anni, i rialzi dei salari sono stati in media del 2% l’anno, o anche meno.

L’azionario Usa, che già aveva reagito male alla notizia della proposta di Donald Trump di imporre altri dazi sui prodotti cinesi per $100 miliardi – con i futures sul Dow Jones scesi fino a -450 punti dopo la notizia – perde terreno dopo aver riportato, con la seduta della vigilia, il primo guadagno in tre giorni nell’arco di un mese.

Wall Street attende anche le parole di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, che proferirà un discorso sull’outlook dell’economia alle 19.30 ora italiana, nel corso di una visita a Chicago.

Così, intervistato da Bloomberg, ha commentato intanto le condizioni in cui versano i mercati Salman Ahmed, responsabile strategist investimenti presso Lombard Odier Investment Managers:

“Con la volatilità più alta destinata a permanere e la continua incertezza politica, gli investitori hanno bisogno di fare una scelta tra le loro esposizioni. E’ probabile che il rischio maggiore di una guerra commerciale continuerà a pesare sulla performance (dei mercati), fino a quando l’incertezza non sarà dissipata”.

L’avversione al rischio porta gli investitori a posizionarsi sui Treasuries a 10 anni, con i tassi che scendono al 2,82%, riportando la flessione più forte in più di una settimana.