Mps sorprende, boom di profitti e titolo sfreccia in Borsa. A inizio 2026 il nuovo piano
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Profitti in crescita a doppia cifra per Mps che va oltre le attese degli analisti nel terzo trimestre dell’anno e si appresta a svelare il nuovo piano industriale nel primo scorcio del 2026.
La reazione del mercato non si fa attendere. A inizio seduta con il titolo Mps che segna un progresso del 4,9% in area 7,78 euro; trainata al rialzo anche la controllata Mediobanca che sale di oltre il 4%. I primi commenti degli analisti si soffermano sui profitti ben oltre le attese grazie al contributo di ricavi più consistenti, al migliore controllo dei costi e un effetto fiscale positivo più elevato.
Adesso il mercato aspetta le parole del ceo Lovaglio nel corso della conference call con gli analisti.
Profitti trimestrali oltre le attese
Nel terzo trimestre l’utile netto della banca senese, fresca dell’acquisizione per 17 miliardi di Mediobanca, è stato di 474 milioni di euro, in crescita rispetto ai 407 milioni dello stesso periodo del 2024 e nettamente superiore alle stime degli analisti, che si attendevano invece un calo a 366 milioni.
I ricavi del terzo trimestre ammontano a 999,7 mln, superiori ai 966,7 mln indicati dalle stime di consensus. Mentre il margine d’interesse netto si attesta a 543,7 mln nel trimestre, poco sopra i 541 mln del consensus.
I risultati riflettono gli effetti dell’acquisizione di Mediobanca e delle sue controllate, che sono state incluse nel perimetro di consolidamento al 30 settembre. Pertanto, il consolidato
lo stato patrimoniale include, linea per linea, i saldi del Gruppo Mediobanca come da conto economico consolidato, d’altra parte, includerà il contributo del Gruppo Mediobanca solo a partire dal 1 ottobre.
A 9 mesi utile a 1,37 miliardi, commissioni +8,5%
Considerando i primi 9 mesi dell’anno, il gruppo bancario guidato da Luigi Lovaglio ha realizzato ricavi complessivi per 3.054 mln di euro, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,5%). In crescita le commissioni nette (+8,5% a 1.185 mln) e gli altri ricavi della gestione finanziaria (+35%), che hanno pienamente compensato il rallentamento del margine di interesse (-7,4% a 1.638 mln), che nel corso del 2024 aveva beneficiato di tassi di interesse su livelli più elevati. I ricavi del terzo trimestre 2025, pari a 1.000 mln di euro, sono impattati dalla stagionalità tipica del terzo trimestre (-4,5% rispetto al trimestre precedente), soprattutto sulle componenti degli altri ricavi della gestione finanziaria (-17 mln di euro) e sulle commissioni nette (-22 mln di euro).
Sui 9 mesi l’utile netto di Mps è pari a 1,366 miliardi di euro, in crescita del 17,5% al netto degli effetti positivi delle imposte pari a 470 mln di euro nell’analogo periodo del 2024.
Al 30 settembre i volumi di raccolta complessiva del gruppo sono risultati pari a 357,6 mld di euro; escludendo l’apporto del Gruppo Mediobanca, l’aggregato ammonta a 204,4 mld, con un aumento a perimetro omogeneo di 4 mld di euro rispetto al 30 giugno 2025, grazie alla crescita sia della raccolta diretta (+2,3 mld) sia della raccolta indiretta (+1,7 mld).
Per quanto riguarda i coefficienti patrimoniali, il CET1 capital ratio fully loaded è del 16,9% rispetto al 19,6% del 30 giugno 2025 e al 18,2% del 31 dicembre 2024, e il total capital ratio fully loaded è risultato pari al 19,3% (rispetto al 21,8% del 30 giugno 2025 e al 20,5% del 31 dicembre 2024). Tali valori non includono gli utili di periodo, assumendo il dividend pay-out fino al 100% dell’utile netto del gruppo Mps.
Verso il nuovo piano: le sfide per Lovaglio
L’operazione Mediobanca ha portato alla nascita del terzo gruppo bancario italiano per attivi. Adesso la sfida per Lovaglio, che entro la fine del primo trimestre 2026 toglierà i veli dal nuovo piano strategico, è mettere a terra i 300 milioni di euro di sinergie sui costi e rafforzare la presenza del nuovo polo nei comparti asset management, private banking, investment banking e assicurativo. La fusione consentirà inoltre di accelerare l’utilizzo di 2,9 miliardi di euro di imposte differite attive (Dta), con effetti positivi sulla solidità patrimoniale del gruppo.
Tra i nodi da sciogliere c’è la possibile revoca della quotazione di Mediobanca e cosa fare della della partecipazione del 13% in Assicurazioni Generali, di cui Mediobanca è primo azionista.