Michael Burry si scaglia contro Tesla e spiega perché il maxi-stipendio di Musk è un autogol
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Nuovo giro, nuovo bersaglio. L’investitore Michael Burry, dopo il botta e risposta con Nvidia, ha preso di mira la Tesla di Elon Musk nell’ultima uscita della sua nuova newsletter Substack.
Attacco frontale a Tesla
Burry, reso famoso dal libro ‘The Big Short’ di Michael Lewis per aver previsto il crollo del mercato dei mutui subprime, ha affermato che il produttore di veicoli elettrici è “ridicolmente sopravvalutato”. “La capitalizzazione di mercato di Tesla è ridicolmente sopravvalutata oggi e lo è da molto tempo”, ha scritto Burry nella sua newsletter Substack “Cassandra Unchained”.
Tesla attualmente vale più di 1,4 trilioni di dollari, di gran lunga la casa automobilistica più preziosa al mondo, più di cinque volte superiore a Toyota (260 miliardi di dollari).
Alle valutazioni attuali Tesla tratta circa 209 volte gli utili forward, contro una media quinquennale di 94 e a fronte delle 22 volte dell’S&P 500 stando ai dati LSEG.
Nel mirino anche il piano di remunerazione di Musk
Burry ha inoltre calcolato che Tesla riduce le quote degli azionisti esistenti di circa il 3,6% all’anno grazie all’emissione continua di azioni e all’assenza di riacquisti. E qui non è mancato l’esplicito riferimento a Elon Musk, che con il massiccio piano di compensazione per il ceo che contribuirà a questa diluizione.
Il mese scorso, gli azionisti di Tesla hanno infatti votato per approvare il pacchetto salariale di massimo 1 trilione di dollari per Musk, il più grande piano retributivo mai registrato. Musk riceverebbe fino a circa il 12% delle azioni Tesla e un valore di circa 1 trilione di dollari se l’azienda raggiungesse una capitalizzazione di mercato di 8,5 trilioni e raggiungesse altri determinati traguardi di performance in 10 anni. Musk ad oggi detiene circa il 13% delle azioni Tesla.
Burry scatenato
Parole che arrivano a stretto giro con le esternazioni circa la presenza di una bolla “gigantesca” dell’IA e indicando Nvidia come una delle diverse aziende nel mercato dell’AI con un “sospetto riconoscimento dei ricavi” dovuto agli investimenti nei suoi clienti. In effetti Nvidia ha investito in OpenAI, la casa madre di ChatGpt, così come su xAI di Elon Musk e su una serie di aziende cloud di intelligenza artificiale, tra cui CoreWeave e Nebius.
Esternazioni che hanno innescato la risposta di Nvidia che nega ogni accostamento a frodi contabili storiche perché “l’attività sottostante è economicamente solida, la nostra rendicontazione è completa e trasparente e teniamo alla nostra reputazione di integrità”, ha scritto Nvidia. Burry, che detiene opzioni put su Palantir e Nvidia, ha definito tale risposta “palesemente ingannevole e deludente” riaffermando inoltre la sua preoccupazione è che i chip più recenti potrebbero diventare funzionalmente obsoleti tra il 2026 e il 2028.