Notizie Notizie Mondo Mercati: le 5 variabili chiave da monitorare ad aprile tra Fed ed elezioni in Ungheria

Mercati: le 5 variabili chiave da monitorare ad aprile tra Fed ed elezioni in Ungheria

9 Aprile 2026 14:07

Oltre alle tensioni legate alla guerra in Medio Oriente, nel mese di aprile i mercati globali si trovano a fare i conti con una serie di variabili chiave che potrebbero orientare l’andamento economico e finanziario nei prossimi mesi. Ad individuare i cinque fattori principali da monitorare con attenzione Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group.

Primo fattore: i consumatori statunitensi

Il primo segnale da tenere sotto osservazione secondo Hooper è da rintracciare negli Stati Uniti, dove si moltiplicano gli indizi di un indebolimento della condizione dei consumatori. Il mercato del lavoro mostra segnali meno solidi, mentre l’aumento dei prezzi continua a comprimere il potere d’acquisto.

A marzo, il sottoindice S&P Services PMI relativo all’occupazione è entrato in territorio di contrazione. Parallelamente, l’indice delle tendenze occupazionali del Conference Board ha evidenziato che la quota di consumatori che ritiene “difficile trovare lavoro” è salita al 21,5%, in aumento di cinque punti percentuali rispetto a marzo 2025. Un dato coerente arriva anche dal rapporto sull’occupazione: il tasso di disoccupazione U-6, che include lavoratori part-time involontari e scoraggiati, ha raggiunto l’8,1% a marzo, il livello più alto dalla fine del 2021. Un segnale chiaro di crescente debolezza del mercato del lavoro.

Secondo fattore: la Fed

Altro fattore: la Federal Reserve. A fine aprile la banca centrale americana sarà chiamata a una scelta complessa sulla politica monetaria. Da un lato emergono segnali di rallentamento dell’economia; dall’altro, il numero elevato di nuovi occupati nel settore non agricolo a marzo suggerisce che il mercato del lavoro mantiene ancora una certa resilienza.

È probabile che la banca centrale continui a dare priorità alla lotta contro l’inflazione, anche alla luce delle esitazioni passate nel contrastare il forte aumento dei prezzi durante la pandemia. Le pressioni inflazionistiche, infatti, appaiono in accelerazione: il sottoindice dei prezzi dell’indagine Ism sui servizi è salito a 70,7, il livello più alto dall’ottobre 2022, rispetto al 63 di febbraio, in un contesto di rincaro di petrolio e carburanti. A rendere il quadro ancora più incerto contribuisce anche il fattore politico: quella di aprile potrebbe essere l’ultima riunione dell’attuale presidente Jerome Powell, anche se il suo futuro resta incerto per via delle tensioni al Senato legate a un’indagine in corso.

Terzo fattore: risultati societari

La stagione degli utili del primo trimestre dovrebbe nel complesso risultare positiva, sottolinea l’analista, anche perché gran parte del periodo analizzato precede l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, si prevede una maggiore debolezza nei settori dei beni di consumo ciclici, in particolare nel retail, proprio a causa della pressione sui consumatori.

L’attenzione degli investitori si concentrerà soprattutto sulle previsioni per il secondo trimestre e oltre. L’aumento dei costi, in primis quelli energetici, rischia infatti di comprimere i margini di profitto. I comparti più esposti appaiono quelli dei beni discrezionali, dei trasporti e delle compagnie aeree. Non solo: possibili ripercussioni potrebbero coinvolgere anche settori come i semiconduttori e l’agricoltura.

Quarto fattore: i rendimenti dei titoli di Stato

Un altro elemento cruciale riguarda il mercato obbligazionario. Esiste il rischio che i cosiddetti “bond vigilantes” penalizzino i Paesi con politiche di spesa considerate eccessive, spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato. A questo si aggiunge la crescita delle aspettative di inflazione.

Dalla fine di febbraio, il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è salito di 38 punti base. Un movimento che riflette sia le attese di inflazione sia le preoccupazioni legate all’aumento della spesa per il conflitto in Medio Oriente, destinata ad ampliare i deficit e il debito pubblico. Andamenti simili si registrano anche altrove: i titoli di Stato giapponesi a 10 anni hanno visto un aumento di 29 punti base, mentre i gilt britannici a 10 anni sono saliti di oltre 50 punti base nello stesso periodo. Movimenti rilevanti che segnalano una crescente inquietudine dei mercati obbligazionari. Per questo, le aste di titoli di Stato in programma meritano particolare attenzione per eventuali segnali di debolezza della domanda.

Quinto fattore: le elezioni in Ungheria

Infine, sul fronte politico europeo, le elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile rappresentano un passaggio potenzialmente decisivo. Il partito del premier Viktor Orbán, alleato del presidente russo Vladimir Putin, appare in difficoltà nei sondaggi, ma l’esito resta incerto.

Un’eventuale vittoria del partito di opposizione TISZA porterebbe alla guida del Paese Peter Magyar, che ha promesso riforme e un ritorno a standard democratici più solidi. Uno scenario che potrebbe avere effetti positivi sull’Unione Europea e sull’Ucraina, favorendo una maggiore coesione interna. Una UE più compatta potrebbe accelerare su spesa per la difesa, strumenti di finanziamento e riforme economiche, con potenziali benefici per la crescita e per i mercati azionari europei, a parità di altre condizioni.