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Mercati emergenti: coronavirus intralcia il rally, ma analisti rimangono positivi per il 2020

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La rapida diffusione del coronavirus è in testa alle preoccupazioni degli investitori mondiali, anche quelli dei mercati emergenti che stanno valutando l’impatto del virus arrivata dalla Cina sull’economia globale. Il numero di morti in Cina dal virus è salito ad almeno 80 e i casi confermati nella nazione asiatica sono balzati a più di 2.700. Il governo di Pechino ha prolungato la pausa del Capodanno lunare almeno fino a lunedì prossimo per contribuire ad arginare la diffusione del virus.

Coronavirus e il rischio di una pandemia come quella del 2003

Come influisce tutto ciò sui mercati? La preoccupazione che l’epidemia si sviluppi in qualcosa di simile alla pandemia SARS del 2003 ha fermato il rally durata sette settimane nei mercati emergenti e ha continuato a pesare su valute, azioni e obbligazioni. “L’epidemia di coronavirus da Wuhan ha il potenziale di far esplodere le azioni cinesi e, di fatto, tutti gli asset di rischio globali”, ha dichiarato Seema Shah, capo stratega presso la Principal Global Investors di Londra come riporta Bloomberg. “Con le valutazioni elevate, le asset class sono già vulnerabili ai cambiamenti di sentiment, e i ricordi dell’impatto economico prodotto dalla SARS hanno il potenziale per creare scompiglio nella fiducia del mercato”.
Non solo coronavirus. A parte i timori di contagio, questa settimana gli investitori dei mercati emergenti osserveranno le decisioni sui tassi d’interesse negli Stati Uniti, in Kenya, Angola, Ungheria, Pakistan, Cile, Sri Lanka, Ucraina e Ghana. Le aspettative sono che la Federal Reserve, alla fine della sua riunione di due giorni di mercoledì, mantenga i tassi stabili. Continuando, la banca centrale ucraina probabilmente taglierà il suo tasso d’interesse di riferimento all’11,5% dal 13,5% così anche il Ghana deciderà sul suo tasso di riferimento, che è stato per un anno del 16%. La banca centrale del Cile probabilmente lascerà invariato il suo tasso di interesse di riferimento così Kenya, Ungheria, Pakistan e Colombia sono anch’essi pronti a mantenere invariati i loro costi di prestito.

Gli analisti di Morgan Stanley ritengono che non ci sono i presupposti per dire che il rally dei mercati emergenti è finito, citando il miglioramento dell’attività globale, la politica di sostegno della banca centrale, forti afflussi e valutazioni che non sembrano ancora troppo alte.

La view degli analisti per il 2020

Gli emergenti sono ben visti da molti strategist nel medio-lungo periodo. Ad oggi, le probabilità di un 2020 positivo per i Paesi emergenti sono decisamente buone, afferma il team Mercati Emergenti di Raiffeisen Capital Management anche se la liquidità delle banche centrali e l’umore positivo degli investitori, però, non basteranno certo da soli.
I mercati emergenti devono prendere decisioni per il 2020. Il quadro economico resta decisamente variegato. In Asia, affermano gli esperti, abbiamo singoli segnali positivi (dati commerciali in Cina, esportazioni sudcoreane, prezzi dei semiconduttori). Il commercio mondiale dovrebbe stabilizzarsi e, a partire dalla primavera/estate, potrebbe far registrare nuovamente leggeri tassi di crescita. Resta però in dubbio quanto robusta e duratura sarà questa ripresa congiunturale. Tirando le somme, concludono gli analisti,”nei prossimi mesi il percorso di minima resistenza sui mercati azionari emergenti sarà in un primo momento orientato ancora al rialzo. Probabilmente, però, le carte saranno mescolate nuovamente a partire dalla primavera/prima fase dell’estate.
View positiva anche quella di Columbia Threadneedle Investments che vede le buone notizie superare quelle cattive e la maggior parte dei mercati emergenti dispone ancora di strumenti di politica monetaria che i paesi sviluppati hanno ormai esaurito. Se necessario, i paesi emergenti hanno infatti la possibilità di tagliare i tassi di interesse. “La dipendenza del mondo emergente da quello sviluppato sta venendo meno – rimarca Dara White, Responsabile globale mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments grazie allo sviluppo di mercati obbligazionari locali, alla stabilizzazione del differenziale dei tassi di interesse tra gli Stati Uniti e le economie emergenti e al superamento del concetto obsoleto delle “cinque fragili”. Tutti questi fattori segnalano un miglioramento della salute dei mercati emergenti, che tuttavia, come il mondo sviluppato, rimangono vulnerabili all’instabilità politica, ragion per cui i fattori geopolitici dovranno sempre essere monitorati”.